Premierato, Schlein strumentalizza il 2 giugno: in piazza contro la riforma, i dem rifiutano il dialogo

Ebbene sì, sembrava difficile ma è successo: la sinistra è stata capace di inventare un altro motivo per urlare alla deriva totalitaria. Fallito il tentativo di raccontare la Tv di Stato come il nuovo megafono dell'esecutivo, col il mega flop dello sciopero indetto dall'Usigrai, malgrado continuino ancora, senza sosta a parlare di “Tele-”, con un clima di tensione sulla Rai che porta anche alle minacce verso le giornaliste di Rai1, dem e altri compagni, veri e proprio prestigiatori sapienti del cambiare le carte in tavola, hanno pensato di bene di prendere la riforma costituzionale, una tra le più importanti per il futuro della Nazione, e raccontarla come l'ultimo passo verso una completa deriva totalitaria. Una follia che danneggia soprattutto il dibattito pubblico, che perde di credibilità. Ma le chiusure ideologiche della sinistra sono tali da portare il segretario del PD Elly Schlein a fomentare nei suoi un sentimento di astio verso la riforma, annunciando già un'opposizione che andrà oltre le Aule parlamentari e che vedrà fallire i tentativi di dialogo proposti dal centrodestra: “Il 2 giugno – ha annunciato l'italo-svizzera – faremo una grande manifestazione a difesa dell'Italia e dell'Europa, contro il premierato e l'Autonomia, perché siamo contro la disintegrazione dell'Italia e dell'Europa. Dobbiamo fare uscire forte la nostra voce”.

Il tutto per tutto di Elly: difendete la Costituzione con “i vostri corpi”

In pratica, a meno di una settimana dal voto per le europee, Schlein ha ben pensato di manifestare per difendere la Costituzione dalla deriva totalitaria, in un giorno che non è stato scelto a casa. 2 giugno, festa della Repubblica, che si prepara a diventare un nuovo 25 aprile. Già si può immaginare la scaletta dell'evento: l'ingresso dei dem sul palco, di fronte a una piazza gremita di berrettini rossi, foulard rosse, bandiere rosse, del PD, della CGIL, della pace e qualcuna palestinese, avverrà sulla note di Bella Ciao. A qualcuno, cantando, verrà da alzare il pugno sinistro; e a quel punto inizierà lo sproloquio dei dem sulle presunte censure, sulla deriva totalitaria, sui manganelli, sul premierato (che poi, cosa c'entra tutto questo con le europee?). Ma non è tutto: Schlein ha chiesto ai suoi il “salto di qualità”: “In Aula – ha detto rivolgendosi all'assemblea straordinaria dei senatori dem – metterete la vostra voce e i vostri corpi per fermare questo scempio”. Un'esternazione quasi militaresca che, a se a pronunciarla fosse stato qualcuno di destra, sarebbe caduto giù il mondo. Così Schlein chiude tutto, elimina qualsiasi tentativo di dialogo dal quale il centrodestra non si è mai tirato indietro.

La Costituzione si può e si deve cambiare

Ma la risposta a Schlein è arrivata direttamente da , nel suo intervento alla conferenza “La Costituzione di tutti. Dialogo sul premierato”: quella del premierato, secondo il Presidente del Consiglio, non è una riforma né di destra né di sinistra, ma si tratta di una proposta che “pure con accenti e soluzioni diverse, è stata sostenuta in modo assolutamente trasversale. Anche da quelle culture politiche che ora ne parlano come se fosse la spia di un disegno intimamente autoritario”. Poi il riferimento al segretario del PD: “Leggo oggi di leader politici che parlano di fermare la riforma con i loro corpi. Non so se la devo leggere come una minaccia o come una sostanziale mancanza di argomentazione nel merito”. Ma un dialogo è ancora possibile? “Anche io – ha detto la premier – preferisco fare quello che posso per lavorare a una riforma che abbia un consenso più ampio. Ma quando la risposta è “la fermeremo con i nostri corpi”, la vedo dura. Se si ponesse una questione di merito – ha aggiunto – io posso rispondere, ma quando arriva questo genere di dibattito le scelte sono solo due: gettare la spugna per proseguire e quindi lasciare che il sistema rimanga quello che è (con gli italiani che lo pagano). Oppure secondo quello che i Padri costituenti hanno previsto: lasciare un'altra possibilità. Perché è vero che i Padri costituenti preferivano una riforma approvata con i 2/3 della maggioranza parlamentare, ma non hanno escluso che questo non accadesse. Cioè, capivano anche lo stallo che poteva venire dalla tattica ”. Esattamente quello che sta succedendo in questi mesi: da un lato, la maggioranza cerca il dialogo su una riforma fondamentale per la Nazione; dall'altro, una minoranza che fa un'opposizione ideologica. Di fronte a ciò, resta la strada del , del dare voce al popolo. Ma sappiamo che le votazioni sono il terrore della sinistra, non c'è da stupirsi. Quello che resta, allora, è questo: no, Elly, non c'è nessuna deriva totalitaria in atto, c'è soltanto una riforma che vuole cambiare in meglio la Nazione e la sua Costituzione. Perché sì, la Costituzione si può cambiare, e sono stati gli stessi Padri costituenti a prevederlo e a preferirlo: da qui deriva, d'altronde, la sua longevità e la sua malleabilità ai tempi.

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