martedì, Settembre 22, 2020

Propaganda islamista. La falsa accusa dell’UCOII “non volete sepellire i nostri morti”.

E ci risiamo, la stampa di regime le cerca tutte per fermare l’avanzata della destra, se serve infamare e ingiuriare non c’è problema, lo si fa cercando argomenti che di facciata sono intrisi di falso buonismo e che si prestano a mettere in luce il volto torvo di quei mostruosi sovranisti, rei di ogni nefandezza.

Questa volta però l’argomento toccato è assai squallido e per colpire il nemico politico si strumentalizzano i morti e le sepolture.

Lo scorso 30 agosto, infatti, l’Espresso, raccogliendo una strumentale polemica sollevata dall’UCOII, ha riferito che a causa del Covid ed alla conseguente impossibilità di traslare le salme nei paesi di origine, le inumazioni dei morti islamici sarebbero diventate un insormontabile problema e, nonostante le richieste in tal senso, le feroci giunte sovraniste si sarebbero rifiutate di dare autorizzazioni per l’edificazione di nuovi cimiteri islamici.

Ma questa volta è davvero troppo e la stomachevole prospettazione, condita da racconti volutamente strappalacrime, in base alla quale i sovranisti sarebbero degli scellerati pronti a togliere agli islamici il diritto al riposo eterno va smontata.

Ebbene, si sappia che nulla impedisce ad un musulmano di essere sepolto nel cimiteri presenti in ogni comune d’Italia. I simboli religiosi presenti non sono d’ostacolo alla inumazione dei defunti di confessioni diverse. Nessun Sindaco può rifiutare le inumazioni o le tumulazioni, nessun “feroce sovranista” può e nessuno lo ha mai fatto. E allora la strumentalità della falsa denuncia dell’UCOII, a cui l’Espresso ha fatto da megafono, emerge evidente ed ha il sapore stucchevole dell’attacco politico.

Sarebbero le amministrazioni di centrodestra, sorrette da lega, forza Italia e Fratelli d’Italia ad opporsi alle sepolture degli islamici? Nulla di più falso. Ottenere luoghi dedicati non è sempre possibile, prevalentemente per questioni di spazio. Non sempre i comuni possono cambiare i piani regolatori e prevedere ampliamenti ed il problema riguarda tutti gli ampliamenti, sia quelli ordinari che quelli con destinazione specifica. Ma non avere sezioni cimiteriali per i musulmani non impedisce la sepoltura in promiscuità con i cattolici o con gli ebrei o con gli atei. Cos’è che induce a pretendere sezioni a parte? Cosa spinge ad imporre una separazione fisica anche dei defunti? In cosa di fronte ad un morto, alla fine di un’esistenza, al dolore che arriva con il vuoto che resta fa la differenza la croce o la mezzaluna? Cosa impedisce alle fedi di coabitare nella morte?

In Italia ci sono leggi e regolamenti che sovrintendono alle pratiche delle sepolture, il cui faro indiscusso, oltre alla tutela della salute pubblica è la pietas verso i morti, tutti i morti, di qualunque sesso, etnia o religione. Una pietas talmente elevata a principio che le nostre leggi, là dove possibile, danno la possibilità di creare spazi appositi. Talmente elevata a consuetudine che consente a chi vuole avere sepoltura in un luogo separato dai cristiani di poter contravvenire alle disposizioni che impongono il principio di residenzialità. È quasi impossibile infatti farsi seppellire dove non si è residenti, ma per i musulmani no, non è difficile, basta chiedere di traslare la salma presso il più vicino cimitero islamico e sarà accordato. E dunque la chiave di lettura non è una pretesa mancanza di capacità di integrazione, né tantomeno un atteggiamento arcigno delle giunte “sovraniste”, come si tenta di rappresentare con malizia.

La chiave di lettura sta nella volontà di conquista, nel malcelato intento di appropriarsi di spazi impermeabili, di enclavi inaccessibili e di alzare muri di confine. La chiave di lettura sta nella volontà di piegare le leggi dello Stato a proprio vantaggio, pretendendo di ingaggiare una lotta non per il riconoscimento di diritti -sacrosanti e già riconosciuti ed acquisiti-, ma per l’affermazione di un potere.

Ma che questo sia l’intento di alcune associazioni islamiche presenti in Italia, come l’UCOII, che hanno le spalle coperte dai mecenati del mondialismo e hanno palesi contiguità con le sacche integraliste è ormai cosa arcinota. Quello che però lascia stupefatti è la disinvoltura con cui queste associazioni speculino sui loro morti, rendendoli merce di scambio senza aver alcuna remora o vergogna.

Leggere affermazioni tanto spudorate fa affiorare la rabbia e fa sentire il puzzo del sotterfugio, della menzogna travestita da buonismo, dell’infamia e della calunnia. Ma l’UCOII ignora che l’Italia è la culla della cultura, del parce sepulto di Virgilio, del rispetto e della libertà e  la libertà porta con sé una sorella gemella, la verità … la verità è che in Italia chiunque ha diritto ad una sepoltura, dignitosa e pietosa e alle minoranze religiose questa dignità è garantita sempre, anche a chi pensa che morire accanto ad un Cristiano e condividere con lui la terra del riposo eterno non sia accettabile.

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