Quel filo che unisce immigrazione clandestina e terrorismo

L'attentato di Bruxelles, ad opera di un tunisino arrivato in Europa per vie illegali, è solo l'ultimo di una lunga scia di episodi simili, i cui protagonisti spesso e volentieri agiscono proprio in risposta alle mobilitazioni lanciate dal mondo musulmano-integralista.

È stato così per Laoussed, il killer che il 16 ottobre ha ucciso due svedesi nella capitale d'Europa, ed è stato così in molti altri casi. Tutto ciò indica dunque che i recenti episodi di terrorismo non sono affatto eventi isolati, ma collegati e destinati a proseguire se non si agirà in tempo.
Facendo una panoramica generale, per convincere chi ancora nega l'evidenza di quella connessione che, di fatto, esiste tra illegale e terrorismo, vogliamo portare avanti alcuni esempi significativi.

Ricordiamo Brahim Aoussaoui, tunisino nato nel 1999, che è stato autore dell'attacco del 29 ottobre 2020 nella cattedrale di Notre-Dame a Nizza, uccidendo tre persone, di cui una decapitata. Arrivato in Francia attraverso l'Italia, dopo essere approdato a Lampedusa il 20 settembre su uno dei barchini arrivati in quei giorni sull'isola. Era sbarcato a Bari dove aveva ricevuto un decreto di respingimento del prefetto di Bari accompagnato da un ordine del questore ad abbandonare l'Italia entro sette giorni. Ordine evidentemente mai seguito.

C'è anche Anis Amri, sempre tunisino, autore della strage ai mercatini di Natale di Ku'damm, nel centro di Berlino, il 19 dicembre 2016 (la stima è stata di 12 morti, di cui una ragazza italiana, Fabrizia Di Lorenzo, e 56 feriti). Anche lui era sbarcato a febbraio 2011, dichiarandosi minorenne. Trasferito poi in un centro siciliano, fa perdere le sue tracce. Riemerge colpendo in Germania e dopo l'attentato viene intercettato in Italia dove muore in uno scontro a fuoco con due poliziotti a Sesto San Giovanni.

Arrivati in Italia anche i due gambiani Sillah Ousman e Alagie Touray (sbarcano in Sicilia a dicembre 2016), arrestati a Napoli ad aprile e giugno 2018 per aver partecipato a un addestramento militare in un campo mobile dell'Isis in Libia per combattenti e kamikaze: erano pronti a compiere attentati in Europa.

Ancora, il somalo Mohsin Omar Ibrahim, alias “Anass Khalil”, arrestato nel dicembre del 2018 a Bari per aver minacciato attacchi in alcune chiese durante il periodo natalizio. Anche lui era arrivato nel 2016 in Sicilia, sempre a a bordo di un barcone di , ottenendo un permesso di soggiorno umanitario e vivendo in uno stabile abusivamente occupato da extracomunitari vicino alla stazione di Bari. Tra le sue gesta, si ricorda anche il colpo alla testa ad un passante, dopo aver visto un dove si spronava i musulmani a far guerra ai cristiani nei loro Paesi.

C'è Adam Harun, nigeriano nato in Arabia, reo confesso di aver combattuto con al Qaeda in Afghanistan e Africa e di aver ucciso diversi soldati americani, motivo per il quale viene estradato negli Usa e condannato all'ergastolo. Come i suoi colleghi, era sbarcato in Italia, a Lampedusa nel 2011.

Abbiamo poi Khaled Babouri, sbarcato in Sardegna dall'Algeria, che il 6 agosto del 2016 aggredì a Charleroi, in Belgio, a colpi di machete due poliziotte vicino al commissariato al grido di “Allah Akbar” per conto dell'Isis. E Mohamed Lahouaiej Bouhlel, autore della strage della Promenade des Anglais a Nizza, dove morirono 89 persone, tra cui sei italiani.
Ancora, ricordiamo Lakhdar Benrabah, che sempre dall'Algeria era arrivato a Cagliari nel 2008 ottenendo dal 2018 un permesso di soggiorno italiano rilasciato dalla questura di Napoli. Non schedato né attenzionato, tuttavia, dopo aver raggiunto legalmente la Francia, nel novembre del 2021 aggredì con un coltello tre poliziotti davanti al commissariato di Cannes.

Infine, Al Asini Sef Aldin, sbarcato l'11 marzo 2023 a Messina, che viene fermato il 27 aprile 2023 per la presenza sul suo telefono di diversi video inneggianti al jihad, e grosse contraddizioni durante l'interrogatorio.

Le reazioni italiane all'attentato di Bruxelles non si sono fatte attendere, tanto che sono aumentati i controlli, normalmente già molto serrati e attenti, da parte delle forze dell'ordine nei confronti dei migranti in arrivo sulle coste siciliane, in particolare sull'isola di Lampedusa.

Sul versante istituzionale, il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi ha infatti assicurato che in Italia l'attenzione è elevatissima dopo i fatti di Bruxelles e di Arras, in Francia, con l'assassinio di un insegnante per mano di un radicalizzato. “Al momento non risultano evidenze concrete e immediate di rischio terroristico per quanto riguarda l'Italia, ma la situazione è tale da richiedere un elevatissimo livello di attenzione, in quanto la minaccia terroristica si presenta spesso in maniera impalpabile, fluida e non sempre definibile”, ha osservato Piantedosi.
Nella recente riunione con i membri del Consiglio dell'Unione, la premier Giorgia , ha nuovamente ricordato agli altri leader che “dall' di massa possono sorgere anche gravi rischi per la sicurezza in Europa e di conseguenza non possiamo più permetterci titubanze, perché ne va della sicurezza dei cittadini europei”.

Che esista una reale e forte connessione tra migrazione illegale e atti di violenza e terrorismo non è dunque una fantasia, ma una cruda realtà, da dover affrontare in modo serio. Ora forse più che mai.

Alcune delle misure varate nelle ultime settimane dal governo di , in particolare l'introduzione di procedure accelerate di frontiera, il trattenimento dei migranti per 18 mesi nei Centri di permanenza per i rimpatri e l'implementazione della rete di questi centri sul territorio , vanno esattamente in questa direzione, inquadrando il fenomeno migratorio in una cornice securitaria.
In modo lungimirante, del resto, nell'ultimo decreto migranti il governo ha previsto espulsioni più rapide, introducendo anche la possibilità di espellere dal territorio titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo per motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza o sicurezza dello Stato, anche su iniziativa del prefetto, più controlli su chi si dichiara minore non accompagnato, e il rafforzamento dei controlli di sicurezza nelle stazioni, con l'incremento di 400 unità di personale appartenente alle Forze armate facenti parte del dispositivo “Strade Sicure” per la prevenzione e il contrasto di illeciti.

I tragici fatti di Bruxelles rivelano che le misure varate dal governo, finora oggetto di polemica da parte dell'opposizione e non solo, sono fondamentali per contrastare la minaccia terroristica che riguarda l'Italia e l'Europa. Sono misure necessarie ed efficaci che, tra le altre cose, non dovrebbero essere soggettivamente interpretate (come, invece, è accaduto in diverse occasioni. Su tutte, ricordiamo il caso Apostolico).
In parallelo, tali azioni sono utili anche ad assicurare maggiore sicurezza agli accordi con i Paesi d'origine e transito, su cui sta lavorando la premier sin dal suo insediamento a Palazzo Chigi.

Continuare a negare che i terroristi non arrivino (anche) sui barconi è semplicemente irragionevole e non attinente alla realtà. Tale meccanismo di negazione da parte dei soliti noti pertanto sembra volto più a sconfessare l'azione del governo che altro, volendo ignorare scientemente la cronaca degli ultimi anni e alimentando una smisurata e costante misinformazione nel nostro Paese.

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