Rai, lo sciopero è un flop, tele-Meloni non esiste: ennesima brutta figura della sinistra

Come avevamo previsto nei giorni scorsi su La Voce del Patriota, lo sciopero dei giornalisti Rai indetto dall'Usigrai è stato un flop. Ieri, 6 maggio, era attesa la grande mobilitazione: a sinistra erano pronti a vedere proiettata sugli schermi neri delle Tv la propria battaglia contro le presunte ingerenze del Governo su viale Mazzini. Gli scioperi indetti in Rai in effetti avevano sempre funzionato, avevano sempre conosciuto una foltissima partecipazione, ma ora qualcosa si è rotto: forse anche grazie alla nascita del nuovo sindacato Unirai, ma probabilmente grazie all'elezione di un governo di centrodestra, è stata restituita voce a quei giornalisti e dipendenti che non vogliono unirsi ai dogmi del pensiero unico. Unico come l'Usigrai prima della nascita dell'Unirai: unico sindacato esistente in Rai che aveva fatto sempre capo a sinistra, divenendo di fatto, come in questo ultimo caso, il megafono con cui i dem facevano valere le proprie battaglie, forse incapaci di gestirsele da soli e bisognosi di maggiore appoggio in cerca di credibilità.

Servizio regolare al Tg1 e al Tg2

Le cose sono dunque cambiate: non c'è timore, quantomeno reverenziale, verso i detentori del pensiero unico. E così, semplicemente, chi non voleva aderire, non ha aderito. Il Tg1 e il Tg2 hanno offerto un servizio regolare leggermente ridotto, così come hanno fatto RaiNews e Gr1. Poi in giornata anche la beffa: addirittura un telegiornale straordinario sull'incidente sul a Palermo. Ha aderito soltanto il Tg3, ma neppure nella sua completezza: fanno notizia i telegiornali regionali di Puglia e Molise andati ugualmente in onda, contro i quali si è riversata l'ira dell'Usigrai. Perché ora a sinistra è nata una nuova moda: prendersela con chi rivendica per sé il diritto a non scioperare e a non unirsi al pensiero unico. Il segretario dell'Usigrai ha parlato addirittura di “spirito anti sindacale” dei direttori di Tg1 e Tg2 che “hanno deciso di mandare in onda le edizioni con servizi e collegamenti insolitamente lunghi per raggiungere la maggior durata possibile”. Tuttavia, è emerso che più della metà dei giornalisti del Tg1 e del Tg2 non ha aderito allo sciopero, chi perché in ferie, chi perché è andato a lavorare. Ma la sinistra, imperterrita, ha continuato ad attaccare la libera scelta dei singoli giornalisti: “Dopo le notizie false, le campagne denigratorie sugli avversari politici e le censure, Tele-Meloni nega anche il diritto allo sciopero, un principio costituzionale con la complicità dei vertici aziendali su precisi input politici”. Questo il messaggio della segretaria del PD Elly Schlein.

Una giornata storica

Tuttavia, non poche sono state le risposte della destra. A partire da quella del presidente del Ignazio La Russa, che ha spiegato ospite a Ping Pong su Radio 1: “Ho letto un titolo ‘Rai, guerra al sindacato' perché alcuni giornalisti non erano d'accordo a scioperare. Vi è il diritto di scioperare come non scioperare. Non accetto che qualcuno obblighi altri a pensare come vuole lui”. Una lezione di pluralismo, a cui ha aggiunto: “La verità è che c'è una resistenza ad un riequilibrio delle presenze nella Rai. Una Rai a senso unico era giustificata da equilibri passati, una Rai oggi pluralista, non meloniana, è quella che deve arrivare e che ovviamente qualcuno vuole che arrivi il più tardi possibile”. Vale la pena considerare anche le parole rilasciate dai membri di Fratelli d'Italia della commissione di Vigilanza sulla Rai: “Elly Schlein si rassegni, in Rai ormai c'è il pluralismo. Il tempo in cui la sinistra considerava questa Azienda una proprietà privata è finito”. Per loro, quella dei giornalisti che non hanno aderito allo sciopero è stata “una scelta che ha permesso di non interrompere la programmazione di numerosi telegiornali, specie in una giornata drammatica come quella di oggi che ha visto l'ennesima tragedia sul lavoro”. Festeggiano infine i sindacalisti dell'Unirai: “Oggi è caduto un muro, la fine del monopolio, anche se qualcuno ancora fatica ad accettare la nuova realtà fatta di pluralismo anche sindacale. Oggi – hanno concluso – è una giornata storica per la Rai”.

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