Revoca degli onori a Tito, finalmente il sì in commissione: inizia l’iter parlamentare

È arrivato ieri, in commissione Affari costituzionali della , il primo sì che dà finalmente avvio alla modifica della legge che nella nostra Nazione regola le onorificenze e la loro revoca. Dopo le tre proposte di legge del centrodestra (due presentate da Fratelli d'Italia, una presentata dalla Lega), tutti i gruppi parlamentari hanno votato a favore della modifica, con l'esclusione di Alleanza Verdi Sinistra che si è astenuta, nonostante per due settimane di seguito le opposizioni avevano tentato di rimandare la questione facendo di fatto ostruzionismo. L'obiettivo dichiarato è quello di eliminare l'onorificenza di cui, dal 1969, è insignito il dittatore comunista Josip Broz, detto Tito. Una vera e propria contraddizioni in termini per una Nazione che ha visto migliaia di suoi cittadini uccisi brutalmente o cacciati dalle proprie case e che, relativamente pochi anni dopo, quando le ferite non erano ancora ricucite (ammesse che prima o poi lo saranno), ha insignito della sua massima onorificenza il mandante di quei crimini e di quella pulizia etnica. Una contraddizione in termini anche perché, dopo anni di silenzio, quella Nazione è riuscita a riaccendere i riflettori sull'accaduto, istituendo il Giorno del Ricordo in nome di una commemorazione dei defunti che, però, non si compirà mai adeguatamente finché resteranno quegli onori. Lo ha spiegato bene Alessandro Urzì, deputato e capogruppo di Fratelli d'Italia in commissione: “Non possiamo da un lato celebrare il ricordo della tragedia e dall'altro lasciare intatta la più alta onorificenza a colui che ne è stato ispiratore”. Urzì ha anche assicurato che “è solo la prima tappa di un percorso che porterà all'approvazione di un provvedimento atteso come completamento della legge istitutiva della Giornata del Ricordo”. Sulla stessa scia Fabio Rampelli, deputato di Fratelli d'Italia e proponente del pdl sul tema: “C'è ancora tanto da fare. Abbiamo appena cominciato”.

A smorzare finora i tentativi di revocare gli onori al comunista Tito è stato l'articolo che vieta, appunto, la revoca in morte del beneficiario. Le tre proposte di legge de centrodestra, adesso, propongono di modificare proprio questo punto, stabilendo che “in ogni caso incorre nella perdita dell'onorificenza l'insignito, anche se defunto, che si sia macchiato di crimini crudeli e contro l'umanità”. Si è detto soddisfatto della modifica ottenuta in commissione il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera Tommaso Foti, che ha ripercorso il triste e lungo periodo di riduzionismo che ha seguito le violenze: “Per decenni – ha detto – sono stati celati, ed esclusi dalla narrazione storica e pubblica, i fatti legati a coloro che persero la vita nelle foibe”. Ora, invece, grazie all'avvio dell'iter di revoca, “si concretizza quell'idea di giustizia storica, da troppo tempo negata”.

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