Rispoli-Schiavo (FdI): riportare Viale Augusto al suo splendore!

«Anche il Viale Augusto, una delle più belle strade di Napoli, è stata vittima dell’incapacità di quella sinistra che in questi anni ha malgovernato Napoli ed oggi il viale che, di fatto, è il prolungamento della antica “Crypta Neapoltana”, la galleria che collegava la zona Flegrea al resto della città, si presenta completamente stravolto per la scomparsa della alberatura che per anni ne ha caratterizzato l’immagine.
La nuova amministrazione comunale dovrà assumere tra le sue priorità quella di intervenire sull’aiuola centrale di viale Augusto che va recuperata e preservata nella sua interezza soprattutto per la sua capacità di sostenere le alberature ad alto fusto che noi riteniamo debbano essere piantate per realizzare una corretta ombreggiatura della strada e degli alti palazzi del viale Augusto.
Siamo assolutamente contrari alla ipotesi della realizzazione di una nuova pista ciclabile che dovrebbe tagliare in due lo spartitraffico. Una idea demagogica che è avversata anche dai residenti e commercianti del quartiere e che stravolgerebbe l’idea originaria di avere un bellissimo viale di collegamento alla Mostra d’Oltremare.
Le soluzioni per riqualificare la strada simbolo del quartiere di Fuorigrotta ci sono e se realizzate la strada potrebbe tornare a colorarsi di verde non solo con le storiche palme degli anni 30 ma anche con nuovi alberi utili anche a ridurre l’impatto ambientale.
Allo scopo esiste un interessante progetto degli studenti della facoltà di architettura, diretti dalla professoressa Emma Buondonno del dipartimento di progettazione urbana della Federico II, che prevede la piantumazione di quasi Palme nane, Pini, Querce, Oleandri e Platani.
Il problema è legato alla volontà politica di avviare questo processo di risanamento ambientale che possa riequilibrare il rapporto verde-abitanti necessario a garantire una migliore qualità della vita nella nostra città, una sensibilità che in questi anni la sinistra non ha mai mostrato di avere portando alla distruzione del verde pubblico in città un po’ ovunque, perché l’unica rivoluzione possibile è quella della conquista della normalità».

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