Roma capitale del traffico: romani hanno “perso” tre giorni del 2020 in auto.

Una ricerca condotta da INRIX a livello globale (più di 1000 città in 50 Paesi) rileva come la città di Roma abbia il primato nazionale in termini di congestione stradale (traffico causato dagli ingorghi e non solo) ed i romani abbiano “perso” nel 2020 quasi tre giorni (66 ore) a bordo delle proprie auto.

Dal rapporto si legge che nonostante il lockdown nel 2020, e l’impatto dello smart working, Roma si è posizionata nei primi 20 posti al mondo (18ma, per la precisione) in termini di “ore perse” per traffico veicolare. La situazione della capitale risulta peggiore rispetto a metropoli come Città del Messico, São Paulo, Los Angeles e Istanbul.

In ambito europeo, come mostrato nell’immagine successiva, in modo peggiore (rispetto Roma) si comportano le città di Bucarest, Mosca, Parigi, Zagabria, e così via dicendo sino alla 18ma posizione assoluta (nel mondo) occupata dalla Capitale.

Quest’ultima ricerca non fa altro che confermare quanto già anticipato e discusso nel corso dell’ultimo anno: Roma ha perso una grande occasione per puntare ad una nuova organizzazione della mobilità e del TPL automobilistico e ferroviario.

E pensare che la diffusione della tecnologia, a partire dalla blockchain e proseguire all’IoT ed all’Intelligenza Artificiale sta spingendo la Governance di diversi Paesi verso lo sviluppo di potenziali applicazioni a supporto della mobilità sostenibile ed al monitoraggio/gestione delle infrastrutture stradali.

In termini generali, l’utilizzo della Blockchain può determinare una nuova infrastruttura Ict a supporto dello scambio di informazioni tra le amministrazioni pubbliche, i cittadini e le imprese. Ciò significa che vi sono nuovi paradigmi sullo sviluppo sostenibile della mobilità, orientati all’impiego di IoT, Data Analytics, Intelligenza Artificiale a supporto delle Istituzioni per quanto concerne advisory e monitoraggio della mobilità nelle città.

Il concetto di base richiama la necessità di rendere più smart le città, nella fattispecie Roma visti gli ultimi risultati, fornendo soluzioni che non vadano a soddisfare soltanto l’ambito dei servizi ma che interessino le infrastrutture (strade e parcheggi, in primis).

Smart road e smart parking sono i temi che dovranno riguardare le città (e quindi Roma) nel brevissimo futuro, a partire dalle condizioni esistenti (servizi ed infrastrutture) e raggiungere obiettivi che tendano a realizzare un “sistema” di monitoraggio sicuro, resiliente, smart e sostenibile.

Un “sistema” che consenta il monitoraggio in remoto per mezzo di un sistema combinato di sensori installati nel tessuto delle infrastrutture da monitorare, di gateway che trasmettono wireless – tramite connessioni 5G, Lo.Ra o Wi-Fi – i dati raccolti (ricordiamoci che siamo nel mondo dei big data, per l’appunto l’ultima ricerca è fondata sull’analisi di questa grande mole di dati) e di un software che riceve i dati e li analizza con il supporto della machine learning, consentendo una veloce interpretazione e la conseguente azione prima del verificarsi di qualsiasi danno.

I sensori, opportunamente scelti e installati, raccolgono dati e rilevando diverse informazioni che possono essere sintomi di imminente “collasso” della mobilità e quindi necessari di un’analisi veloce e costante. Di conseguenza la tecnologia avanzata, connessa a larga banda, risulta la soluzione più rapida per compiere la funzione di monitoraggio, anche perché il sistema di raccolta e analisi dei dati può essere reso fruibile su differenti dispositivi di infomobilità, rendendo così i dati accessibili agli utenti.

Sfruttare oggi le tecnologie più avanzate disponibili sul mercato offre quindi la possibilità di realizzare una piattaforma che faccia dell’efficienza e della trasparenza i cardini su cui basare la mobilità sostenibile del futuro.

Nel campo delle infrastrutture stradali lo stato attuale delle rete italiana, primaria e secondaria, necessita della messa in sicurezza e del continuo monitoraggio, in virtù di una datata realizzazione.

Il MIT, attraverso il Dm n. 430 del 2019, rende evidente la necessità di attivare una mappatura “intelligente” delle infrastrutture costruendo un registro informatizzato delle opere presenti (basato ad esempio su tecnologia blockchain) che ne individui età, parametri strutturali, stato di “salute”, storico degli interventi manutentivi.

In questo senso il MIT ha avviato un percorso di organizzazione dell’Archivio Informatico Nazionale delle Opere Pubbliche. L’Ainop dovrà essere in grado di costituire un “catasto” organizzato per classi di rischi potenziali e relative priorità degli interventi manutentivi da porre in essere, con contestuale installazione di adeguata sensoristica che utilizza sistemi di Structural Health Monitoring (Shm), definiti a partire da un “Piano nazionale per il monitoraggio delle opere pubbliche” a breve e medio termine.

Il nuovo sistema di monitoraggio dovrà quindi essere progettato per dialogare con la banca dati Ainop attuando concretamente il principio di smart road già stabilito dalla normativa italiana.

Le città italiane dovranno essere smart e per quelle che già lo sono, lo dovranno essere ancora di più. Strumenti e soluzioni sono disponibili. Anche per la Capitale.

Marco Foti
Marco Carmine Foti Dirigente Nazionale Dipartimento Trasporti Fratelli d’Italia

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