Schlein e Conte attaccano, Meloni risponde: parte la corsa alle europee

Si scalda l'atmosfera in vista delle europee grazie al question time di ieri alla . Il confronto tra i leader di partito, in particolare tra Conte, Schlein e , si configura soltanto come il primo assaggio di una lunga strada di botta e risposta che si avranno da qui all'estate prossima. Ma se dalla maggioranza c'è aria di coesione assoluta, le opposizioni vacillano, ognuna è rinchiusa in sé stessa sicché difficilmente vedremo un avversario degno di questa destra. Salvo, poi, lottare contro correnti interne: le voci di una non tolleranza per Schlein tra i ranghi del Partito Democratico, pure essendoci sempre stati, si stanno intensificando.

Con riguardo a ieri, il primo a partire tra i due leader dell'opposizione è stato Giuseppe Conte: tramite lui, il Movimento Cinque Stelle è andato all'attacco sulla questione del Patto di Stabilità. L'accusa dell'autoproclamato avvocato del popolo, è quella che il governo avrebbe accettato un'offerta al ribasso, con annesso classico racconto pentastellato secondo il quale la premier non sarebbe riuscita a tenere testa ai competitors europei. Critiche partite da chi, in Europa, assicurava appoggi nei consessi nonostante le dichiarazioni contrarie degli esponenti del proprio partito, costretti a farle per ragioni di propaganda. Torniamo al question time, alla risposta di : il capo del governo ha assicurato che, pur non essendo comprensivo di clausole ottimali per l'Italia, il nuovo Patto di stabilità e crescita “supera le regole irrealistiche del precedente” evitando un “ritorno all'austerità nonostante il disastro del ”. L'eredità dei precedenti governi era pesante, letteralmente: il Superbonus ha devastato, con effetti da qui ai prossimi anni, l'erario pubblico e ciò, ovviamente, non permetteva di offrirsi nel migliore dei modi in Europa: “Se ti presenti al tavolo con deficit al 5,3% causato soprattutto dalla ristrutturazione gratuita delle seconde e terze case e cerchi di spiegare che ti servirebbe maggiore flessibilità, è possibile che qualcuno ti guardi con diffidenza”, ha detto Meloni. Nonostante ciò, grazie agli ottimi risultati economici conseguiti dal governo italiano, in un quadro internazionale difficile e più chiuso per i partners europei, si è riusciti comunque a portare a casa un Patto migliorativo in quanto ad austerità. L'attacco di Meloni non lascia scampo a ulteriori repliche: “La stagione dei soldi gettati al vento per farsi la campagna elettorale è finita”.

A presentarsi in Aula anche il PD, rinvigorito probabilmente dai trattamenti e dai massaggi eugubini. Il tema scelto da Elly Schlein è la sanità. Anche in questo caso, l'eredità dei precedenti governi è molto forte, soprattutto tra le fila dei dem: tra le mani che applaudono l'italo-svizzera appaiono anche quelle di Roberto Speranza, ministro della Salute in carica, pure durante la pandemia, per 1.143 giorni consecutivi. È irta quindi la strada delle critiche per Elly: tra un ministro dem in carica per tre anni e un governo (quello Meloni) che ha portato i fondi per la sanità ai massimi storici grazie ai 3 miliardi di questa ultima finanziaria e ai 2,3 miliardi previsti dalla legge precedente, non resta tanto spazio di manovra per le accuse. Ma la Schlein lo ignora saperlo e si addentra lo stesso: “Come pensate di abbattere le liste d'attesa chiedendo ai loro [ai dipendenti, n.d.r.] di lavorare ancora di più, o di tappare i buchi assumendo precari o gettonisti che lavorano pagati a ore?”. Meloni risponde: “Considero un'implicita attestazione di stima il fatto che oggi chiediate a noi di risolvere tutti i problemi che voi non avete risolto nei dieci anni in cui siete stati al governo”. E, nel merito, dice che il problema dei gettonisti è stato al centro degli obiettivi del governo non appena insediatosi, e che sono previste risorse per il personale sanitario al fine di abbattere le liste d'attesa e di superare l'“eredità pesante” del tetto di spesa, “compatibilmente con gli impegni di finanza pubblica”. La battaglia tra Meloni ed Elly Schlein è partita: non è mancato il sì della premier a un confronto TV, al quale la leader dem non si è sottratta, nonostante la sua nota fobia del confronto (vedi Atreju).

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