Strasburgo, abbiamo un problema. Il dibattito nordamericano sull’aborto spaventa il Parlamento europeo a maggioranza progressista.

Strasburgo, abbiamo un problema. I soliti Stati Uniti d’America tra i piedi? No. La solita Europa. E il nostro solito vizio di fare gli europei con le democrazie degli altri. Salvo poi accorgerci che altrove gli interlocutori sono peggiori e che dipendere dal gas russo e dal petrolio di tirannidi e Stati canaglia di mezzo mondo è ancora più umiliante.

Nessuno toglie la responsabilità al fronte progressista che in settimana, nell’assemblea plenaria del Parlamento europeo di Strasburgo, ha votato una “Risoluzione sulle minacce globali ai diritti all’aborto”. Il documento tira in ballo, apertis verbis, il dibattito nordamericano sull’aborto e la presunta volontà della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America di rovesciare la celebre sentenza Roe vs. Wade, architrave della legislazione sull’aborto d’oltreoceano, a seguito dei provvedimenti restrittivi adottati dai governatori di alcuni Stati, soprattutto nel cosiddetto “deep South”.

Il testo di Strasburgo non ha alcun effetto giuridico, essendo la materia di stretta competenza degli Stati nazionali, ma ha un alto valore politico-simbolico. 364 sono stati i voti favorevoli, 154 i contrari, 37 gli astenuti. Il documento è stato presentato da socialisti, verdi e liberal-democratici, insomma i gruppi parlamentari di Pd, Macron e sinistre varie. La risoluzione ha mostrato la vulnerabilità del Ppe, divisosi tra una sempre meno egemone componente cattolica e le minoranze liberali più radicaleggianti: 66 i voti contrari, 47 i sì e 27 le astensioni. Decisamente più convinto il fronte dei conservatori europei nel quale Fratelli d’Italia mantiene la sua forte leadership. Vari sono stati gli emendamenti presentati, tutti volti a rimarcare la competenza nazionale della materia e la natura ideologica del documento.

Non è certo la prima volta che nel Parlamento europeo si approvano risoluzioni e dichiarazioni “pro-choice”. La richiesta di inserire il “diritto all’aborto” all’interno della Carta dei diritti UE è vecchia quanto il cucco e ambisce al definitivo riconoscimento dell’aborto come “diritto umano” appartenente alla sfera dei “diritti sessuali e riproduttivi”.

Questa volta, però, colpisce l’irruenza con cui si interviene nel dibattito pubblico interno a una democrazia extra-UE. Va da sé che i progressisti del Vecchio Continente siano terrorizzati anche dalla sola eventualità di un pronunciamento della Corte Suprema americana, oggi a maggioranza conservatrice, nel senso di una possibile riduzione dei “diritti” abortivi. L’“effetto domino” sulle opinioni pubbliche europee più sensibili, dalla cattolica Polonia a Malta, patria della neo-presidente (e “pro-life”) Roberta Metsola, sarebbe probabile e potenzialmente fastidioso.

“Ribaltare la Roe vs Wade potrebbe incoraggiare il movimento anti-abortista nell’Unione Europea”, paventa il documento. Niente meno. Come se nella dialettica democratica una posizione non avesse diritto di cittadinanza e l’opinione per la tutela della vita umana non potesse contribuire, nelle sedi di rappresentanza e di governo, a formare le norme e l’indirizzo politico su una materia così grave. Il documento di Strasburgo, altra “perla”, si lamenta dell’Italia, Paese in cui “l’accesso all’aborto viene eroso”, come se l’aborto non fosse già accessibile, come se l’obiezione di coscienza di medici e personale sanitario non fossero diritti, e come se lo spirito della legge 194 non fosse totalmente tradito, nella scandalosa disapplicazione dei suoi articoli 4 e 5, gli articoli che prescrivono la dissuasione e la prospettazione delle alternative prima dell’interruzione volontaria di gravidanza.

Ma restando alla risoluzione europea la lagna progressista diventa realmente offensiva quando “condanna il fatto che le donne non possano accedere ai servizi di aborto per la pratica comune in alcuni Stati membri relative ai sanitari, e, in alcuni casi, a intere istituzioni mediche, di rifiutare servizi sanitari sulla base della clausola di “coscienza”.” Insomma, anche la coscienza, con tanto di virgolette, e la sua libertà inviolabile sono sbeffeggiate quasi fossero un accessorio morale e giuridico.

Infine, dopo aver ammonito il massimo tribunale nordamericano, il presidente Biden e i singoli Stati federali, gli eurodeputati hanno concluso la loro “predica” con l’invito a tutti gli Stati membri dell’UE affinché “esortino il governo Usa a stabilire protezioni federali per il diritto all’aborto” e a contrastare “ e think-tank conservatori che appartengono alla destra cristiana”, colpevoli di finanziarie il “movimento anti-scelta a livello globale”.

Il documento di Strasburgo è l’ennesimo passo falso di un progressismo europeo che conferma i suoi limiti culturali: da un lato disconosce la maternità come valore giuridico e sociale, e la tutela della persona e della vita umana come “diritto sussistente”; e dall’altro, come sempre, disprezza libertà e democrazia. Proprie e altrui.

 

 

 

 

 

 

 

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