Tienanmen – Hong Kong: quella sottile linea rossa che è l’eterno male del comunismo

4 giugno 1989: il regime cinese comunista reprimeva nel sangue la pacifica rivolta studentesca di piazza Tienanmen. Si contarono, a fine giornata, dopo mesi di tensione tra il popolo ed il governo comunista, circa 2600 morti e più di 30mila feriti.

Di quella giornata, che sembra appartenere ad un’epoca remota, oggi sopravvive nell’immaginario collettivo la figura di un coraggioso sconosciuto, che si erse solo dinanzi ad un carrarmato. Il mondo, che corre senza sosta verso chissà dove, invece si avvia a perdere la coscienza dei motivi di quella protesta.

Così, mentre dall’altra parte dell’oceano si da fuoco alle città strumentalizzando una protesta di per sé giusta – chi è responsabile della sicurezza della collettività non può operare soprusi contro i singoli individui – ma condotta con metodi sbagliati – la violenza di piazza – al grido di #blacklivesmatter, a Pechino si manifestava pacificamente per il diritto alla libertà, anche di poter esprimere un semplice pensiero di dissenso.

Ancora oggi la Cina ne vieta il ricordo, rendendo il 4 giugno una data quasi estranea al calendario, ed un occidente troppo spesso compiacente con il gigante economico– compresa l’Italia del governo giallorosso – dimentica la storia senza farsi troppi problemi.

E come ieri, anche oggi il giogo del terrore cinese la fa da padrone, ad Hong Kong, dove una altrettanto sacrosanta protesta pacifica per la libertà viene soffocata nella violenza.

A 31 anni da quegli eventi luttuosi, infatti, Hong Kong vede la Cina imporre una stretta sui diritti di libertà, finanche la misura del carcere per chi esprime dissenso politico. Quest’oggi, infatti, la polizia filogovernativa ha effettuato una serie di arresti, disperdendo una manifestazione in memoria della repressione di oltre tre decadi fa.

Ciò si aggiunge alle proposte di legge dei mesi scorsi, che spaziavano dal carcere per i dissidenti senza regolare processo, alla estradizione dei dissidenti politici per esser processati direttamente nella Cina continentale.

La poca chiarezza nella condotta odierna del gigante cinese si nota anche dalla scoperta dei documenti che la inchiodano, insieme all’OMS, per le responsabilità riguardanti il Coronavirus: mentre l’Organizzazione Mondiale della elogiava pubblicamente l’operato cinese, nelle comunicazioni private si lamentava con il governo perché nascondeva i dati reali.

Contro il regime dell’oppressione e della menzogna, bisogna esaltare l’amore per la libertà ed il coraggio nel voler lottare per i diritti negati, tutt’oggi, a milioni di cittadini cinesi e, altrove, nel mondo.

Piazza Tienanmen deve restare, per l’umanità, una storia, che parla di libertà, di coraggio e di opposizione alla crudeltà di qualsiasi totalitarismo.

Nello Simonelli
Nello Simonelli nasce ad Avezzano (AQ) il 26 novembre 1988. Sin da bambino interessato a tutto ciò che verte intorno al mondo del giornalismo e della scrittura, si laurea in giurisprudenza all’Università degli Studi di Teramo nel 2014, per poi dedicarsi ad attività che spaziano dal teatro alla dirigenza sportiva, dedicandosi ad ulteriori studi nel ramo del marketing e della comunicazione oltre che del diritto sportivo. Lavora presso lo Studio Legale Simonelli di Avezzano, è responsabile del circolo cittadino di Nazione Futura, scrive per diverse testate locali, nella Marsica ed in Abruzzo, e di approfondimento politico e sociale.

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