Trump, nonostante i processi, ha meno problemi degli avversari democratici

Donald Trump ha lasciato la Casa Bianca nel 2020 in maniera tumultuosa, dopo elezioni presidenziali caratterizzate da veleni e molti dubbi rimasti irrisolti. Tuttavia, pur avendo ufficialmente perso ed essendosi trovato costretto a cedere lo Studio Ovale a Joe Biden, il tycoon non ha mai smarrito in realtà il proprio bacino elettorale, rimasto pressoché intatto attraverso tutti i momenti più o meno belli degli ultimi quattro anni che hanno contrassegnato l’esistenza dell’ex presidente. Trump ha rivinto le primarie interne al Partito Repubblicano ed è tornato ad essere candidato presidenziale in corsa sotto le insegne dell’Elefante. Dal ritorno ufficiale nell’arena la maggior parte dei sondaggisti si è trovata d’accordo nel registrare un radicato vantaggio di Donald Trump sul presidente uscente Biden, candidato del Partito Democratico per un secondo mandato. Solo qualche istituto di ricerca prevede una sostanziale parità fra Trump e Biden, ma quasi tutte le altre rilevazioni lasciano prefigurare una possibile affermazione a novembre prossimo dello sfidante repubblicano. L’ex presidente è andato incontro a diverse vicissitudini giudiziarie, molte delle quali ancora in corso. Alcuni processi devono essere tuttora celebrati e altri sono già stati portati a compimento con le relative condanne in merito alle quali i legali di Trump stanno lavorando con procedimenti di appello. Una buona notizia per il tycoon è giunta dalla Corte Suprema che gli ha concesso l’immunità per gli atti ufficiali, rendendo agevole il prossimo mandato presidenziale in caso di vittoria elettorale. In ogni caso, nemmeno i processi hanno incrinato finora il rapporto fra Donald Trump e il suo elettorato, anzi, forse lo hanno cementato ancora di più, contrariamente alle aspettative di coloro i quali usano i Tribunali, in America e anche in Italia, per cercare di abbattere quegli avversari impossibili da sconfiggere con le armi lecite della democrazia. Adesso, le probabilità di una vittoria trumpiana a novembre si sono fatte persino maggiori a causa del panico e del caos scoppiati in casa democratica. La performance televisiva di Joe Biden, durante il duello TV con lo sfidante repubblicano, è stata totalmente disastrosa e ha mostrato agli occhi degli americani un uomo stanco e confuso. Essa è stata così negativa da fare ammettere al diretto interessato di avere combinato, in poche parole, un casino. Il dibattito, sotterraneo nel Partito Democratico e sbandierato invece da Trump e dai repubblicani, circa la tenuta psicofisica di Biden risale già a qualche anno fa, ma, dopo la terribile prestazione avvenuta in televisione, alcuni esponenti democratici, peraltro rilanciati da giornali autorevoli come il New York Times, hanno invocato in maniera esplicita la sostituzione di Joe Biden con un altro candidato dem nella corsa elettorale contro Donald Trump. Sempre il NYT ha lasciato intendere che lo stesso Biden, dopo essersi consultato con la propria famiglia e lo staff della campagna, si sarebbe persuaso ad abbandonare, e mai, perlomeno nella storia più recente delle Presidenziali negli Stati Uniti d’America, un candidato presidente in corsa è stato cambiato durante la battaglia elettorale. Sono stati fatti i nomi di alcuni Governatori democratici e soprattutto quello della Vicepresidente Kamala Harris, ma sembra che nessuno di questi, Harris compresa, possa fare meglio di Joe Biden contro Trump, stando ai primi sondaggi effettuati. L’unica che potrebbe avere i numeri per sconfiggere Donald Trump pare che sia l’ex First Lady Michelle Obama, anche se finora non vi è stata una manifestazione di interesse in tal senso da parte della signora e nemmeno del marito Barack. Al momento, dopo le indiscrezioni giornalistiche e le richieste di settori del Partito Democratico, sta avvenendo la corsa a smentire tutto. Dalla Casa Bianca a Kamala Harris, dallo staff della campagna elettorale ai Governatori dem, tutti assicurano ora che si correrà soltanto con Joe Biden, bollando come assolutamente false tutte le ricostruzioni dei giornali. Si vedrà, ma intanto notiamo come Donald Trump, che doveva essere, secondo i desiderata di taluni liberal, il candidato più problematico, con i Giudici alle costole, stia vivendo una situazione molto più tranquilla rispetto all’altro versante. 

Roberto Penna
Roberto Penna
Roberto Penna nasce a Bra, Cn, il 13 gennaio 1975. Vive e lavora tuttora in Piemonte. Per passione ama analizzare i fatti di politica nazionale e internazionale da un punto di vista conservatore.
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