Una scuola per ricchi. Una scuola per i poveracci.

Questo sembra l’intento della descrizione che di sé dava l'”ISTITUTO COMPRENSIVO “VIA TRIONFALE” di Roma.

Ecco com’erano presentati i vari plessi:

“il plesso sulla via Cortina d’Ampezzo accoglie prevalentemente alunni appartenenti a famiglie dell’alta borghesia assieme ai figli dei lavoratori dipendenti occupati presso queste famiglie (colf, badanti, autisti, e simili)” – nota storica: la è intitolata a Nazario Sauro martire per tutti gli italiani e non certo solo per i ricchi –

Prosegue:

«La sede di via Trionfale e il plesso di via Taverna accolgono alunni appartenenti a famiglie del ceto medio-alto, mentre il plesso di via Assarotti, situato nel cuore del quartiere popolare di Monte Mario, accoglie alunni di estrazione sociale medio-bassa e conta, tra gli iscritti, il maggior numero di alunni con non italiana»

Interessante notare quanto sia forte l’accenno alle condizioni economiche degli . Come se essere “diversamente ricchi” sia una o indice di qualche mancanza. Magari d’intelligenza.

Oppure, per citare un vecchio video di Rocco Casalino – portavoce del premier – “I poveri puzzano”.

Dopo le polemiche ora appare solo: «L’ampiezza del territorio rende ragione della disomogeneità della tipologia dell’utenza che appartiene a fasce socio-culturali assai diversificate».

Probabilmente soltanto una gaffe ma è evidente che ci sia sempre di più un atteggiamento di snobbismo e distanza da parte delle presunte elite culturali nei confronti di chi è meno ricco.

A forza di parlare di periferie e disagio – parlare e basta ovviamente – come di una da debellare siamo alla realizzazione di ghetti culturali e, evidentemente, anche fisici ed educativi.

Proprio su questo è forte la denuncia di :

” Chi oggi si scandalizza per la vergognosa esaltazione delle differenze di censo e provenienza degli dell’Istituto comprensivo Trionfale di Roma – “il plesso sulla via Cortina d’Ampezzo accoglie prevalentemente alunni appartenenti a famiglie dell’alta borghesia”, “il plesso di via Assarotti, situato nel cuore del quartiere popolare di Monte Mario, accoglie alunni di estrazione sociale medio-bassa e conta, tra gli iscritti, il maggior numero di alunni con non italiana” – doveva indignarsi quando l’intero mondo intellettuale di sinistra e i radical chic hanno usato parole di disprezzo nei confronti del popolo.

Vi ricordate Francesco Merlo quando mi insultò su Repubblica perché provengo dalla periferia e definendo con disprezzo chi mi apprezza: “coatti ed emarginati”? O Michele Serra che, sempre dalle pagine di Repubblica, scrive: “Il livello di , di padronanza dei gesti e delle parole, di rispetto delle è direttamente proporzionale al ceto sociale di provenienza.” Capito? Chi non proviene da un ceto sociale elevato è un probabile delinquete. Senza  dimenticare il padre nobile del di sinistra, Eugenio Scalfari: “Gli uomini hanno bisogni primari come gli animali […] I poveri, salvo pochissimi, non hanno bisogni secondari”. Tipo leggere o apprezzare il bello. O ancora Gad Lerner che parla dispiaciuto delle “classi popolari e subalterne” che pensano con la pancia e per questo hanno rotto il legame con la sinistra.

Ovviamente i nostri intellettuali italiani sono in ottima compagnia con i loro politici di riferimento: dal socialista Hollande, che deride i poveri chiamandoli “sdentati”, alla Clinton che li chiama “miserabili”. E allora come stupirsi se con questa serie di cattivi maestri qualcuno poi pensa che sia giusto spiegare che la che dirige non è contaminata dalle “classi più povere” e da quel popolo che fa schifo alle presunte elite culturali italiane?”

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