Vertice Trump-Kim: ancora nessun accordo

Il primo incontro non era andato niente male,  ma solo perché non avevano capito nulla delle intenzioni dell’altro. Così, come accade sempre in questi casi, il summit tra Donald Trump e Kim-Jong-un  è finito in modo disastroso, anche prima del tempo.

Durante il loro primo incontro, a Singapore nel giugno scorso, erano state tutte rose e fiori, con il presidente degli Stati Uniti che si era convinto di aver instaurato col dittatore nord coreano un solido legame personale tanto da dire ai suoi accompagnatori: “Ci siamo innamorati… Mi ha scritto belle lettere”. Quello che pensava Kim-Jong invece, era più difficile da comprendere perché a parte l’espressione fissa e un po’ beota, i continui sorrisi come quelli di un cartone animato, e quel vezzo di annuire ogni momento, il nord coreano non aveva espresso. Ma già il fatto che fosse lì invece che a casa sua a pianificare una guerra atomica, non era male.

Comunque, per tornare alle lettere di cui parlava Trump, pare fossero missive sempre consegnate a mano – in Italia si chiamano pizzini – dove Kim adulava Donald senza però menzionare proposte concrete su cosa era disposto ad offrire per arrivare ad un accordo. In una dichiarazione congiunta rilasciata in quell’incontro, Kim aveva dichiarato che la Corea del Nord era pronta a prendere l’impegno per una completa denuclearizzazione della penisola, e questo aveva fatto immaginare a Trump che ci fosse da parte di Kim la disponibilità ad offrire un completo disarmo nucleare, ovviamente unilaterale.

Ma si sa, essere dittatore incoronato – che  nemmeno ha dovuto fare una rivoluzione in proprio perché le chiavi “del regno” gliele ha regalate papà – fanno di Kim uno che può dire quel che vuole senza poi sentirsi vincolato al rispetto delle sue stesse parole, e il ritornello della denuclearizzazione in Corea del Nord lo usa quasi come un intercalare, senza aver mai eliminato nemmeno un ordigno in tutto il tempo che ha avuto a disposizione, anzi.  Al massimo, le parole di Kim potevano riferirsi a una parziale riduzione dell’arsenale nucleare, da effettuarsi con il tempo e sempre a fronte di qualche altra concessione da incassare. In più, l’atteggiamento esaltato di Trump dopo il summit di Singapore, le sue dichiarazioni roboanti, non sono state lette dal dittatore nord coreano come il solito spot pubblicitario con cui il presidente americano fa vanto di sé con i suoi elettori, ma quasi come l’immagine di un uomo spaventato e disperato, talmente contento da aver ricevuto due sorrisi, tre pacche sulle spalle e qualche parolina prima di un altro summit, da renderlo euforico. Ovvio a questo punto dire che nessuno dei due ha capito niente dell’altro. E anche i relativi entourage non hanno dimostrato una grande capacità a leggere la realtà, a comprendere cosa c’era davvero dietro le esternazioni. E se per quanto riguarda l’entourage del dittatore nord coreano comprendiamo che siano abituati a stare zitti per la maggior parte del tempo e a limitarsi ad annuire quando il boss pontifica, ci si potrebbe aspettare che non accada la stessa cosa da parte degli americani. E invece…

Comunque, come sempre avviene a giochi fatti, ecco levarsi le solite voci dei commentatori, tutti lucidissimi adesso che c’è chiarezza. Ad Hanoi i due leader hanno finalmente capito di non essere Stanlio e Ollio amici per la pelle, e che tra loro le distanze sono ancora siderali. “Era ovvio fin dall’inizio che i due si sarebbero bloccati sulle questioni di quanta denuclearizzazione ci sarebbe stata e su quanto sgravio di sanzioni si poteva ottenere”, ha detto Joseph Yun, ex rappresentante speciale degli Stati Uniti per la politica della Corea del Nord, ora all’Istituto per la pace degli Stati Uniti. “Sia Kim che Trump sono adesso in una posizione molto difficile. Penso che Trump, per quanto affascinante possa essere Kim,  debba rendersi conto che la completa denuclearizzazione, non è sul tavolo “. Poi , certo,  Yun ha anche fatto notare che tutte le esternazioni malevole dell’ex avvocato di Trump durante le udienze del Congresso, proprio nel periodo del summit, non hanno aiutato. Così assediato a Washington, Trump avrebbe avuto delle chances ad Hanoi solo se avesse potuto offrire a Kim qualcosa di spettacolare, il che non era e non è possibile. Meglio niente dunque, che un accordo minore, tanto che molti esperti che sono stati sempre particolarmente critici nei confronti della diplomazia di Trump, hanno affermato che una volta tanto il Presidente ha fatto una cosa giusta rifiutandosi di accettare l’accordo così come presentato da Kim: aiuti alle sanzioni in cambio di impegni a chiudere il più antico e più grande complesso di armi nucleari della Corea del Nord a Yongbyon .

Alla fine, Trump ha fatto di tutto per non mostrarsi troppo deluso. Ha detto di credere ancora nella buona fede del dittatore Nord Coreano – anche malgrado alla brutale e fatale tortura dello studente americano Otto Warmbier in una prigione della Corea del Nord – e di nutrire ancora grandi speranze per il futuro.

Beato lui, sempre così ottimista…

RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.
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