Vietato ricordare il Movimento Sociale Italiano

Il 26 dicembre di ogni anno, come è noto, è il giorno della festività di Santo Stefano, ma nella stessa data ricorre anche l’anniversario della fondazione del Movimento Sociale Italiano, costituito appunto il 26 dicembre del 1946.

Ai più, magari occupati a celebrare le feste natalizie, può anche, legittimamente, non interessare questo secondo aspetto del 26 dicembre, ma a chi ha una storia di militanza e passione nell’antico partito della destra italiana e possiede anche relazioni e ricordi familiari con coloro i quali hanno creato e animato per decenni la comunità della Fiamma Tricolore, sia consentito di ricordarne la nascita e il percorso politico.

Questa dovrebbe essere considerata come una esortazione persino banale perché è del tutto naturale che i nati e cresciuti, politicamente parlando, a Via della Scrofa, (luogo della storica sede nazionale del Msi-Dn), non vogliano dimenticare o gettare nella pattumiera il loro passato missino, pur sapendo benissimo di vivere ora in un tempo molto diverso rispetto, per esempio, agli anni Settanta/Ottanta. Ci si evolve  continuamente, e guai se non fosse così, ma senza scordare mai da dove si viene.

Un po’ come succede fra diverse generazioni, fra padri e figli. I figli maturano spesso una mentalità differente da quella dei genitori, perché magari cresciuti in un mutato contesto sociale e lavorativo, ma non possono di certo ripudiare chi ha dato loro la vita. Eppure, qualcuno ha voluto polemizzare, pochi giorni fa, perché Isabella Rauti, Sottosegretaria alla Difesa e figlia del leader missino Pino Rauti, e Ignazio La Russa, presidente del Senato, con una lunga storia personale e familiare di militanza nel Msi, si sarebbero permessi di ricordare pubblicamente, in occasione dell’anniversario del 26 dicembre, la nascita del Movimento Sociale Italiano. Ohibo’, che scandalo!

La sinistra, come rilevava il compianto Giorgio Almirante, ha costantemente mosso, nei confronti della destra, una guerra delle parole, e delle mistificazioni, perciò il Msi-Dn divenne per una certa vulgata, e così dovrebbe essere ricordato ancora oggi, per lor signori s’intende, il partito tout-court dei fascisti, degli eversori antidemocratici, degli antisemiti, e perché no, anche di qualche nazistoide.

Sia ben chiaro, ricordare il partito della Fiamma Tricolore non equivale, per nessuna ragione esistente in questo mondo, a celebrare le gesta del Terzo Reich. Il Msi fu costituito senz’altro dai vinti della Seconda guerra mondiale, ma dal primo giorno dell’esistenza di questa formazione politica vennero messe per iscritto sia l’accettazione piena della democrazia che la volontà di lasciare al passato e al giudizio della Storia ogni forma di totalitarismo.

Tutti i segretari missini avvicendatisi a Via della Scrofa non hanno mai contraddetto, nel corso degli anni, tale solenne impegno. Il motto “non rinnegare, non restaurare”, ideato da Augusto De Marsanich, esprimeva l’essenza del Movimento Sociale Italiano. I fondatori, Giorgio Almirante, Arturo Michelini, Pino Romualdi e De Marsanich, non potevano senz’altro rinnegare e negare la provenienza dall’Italia fascista, dalla quale giungevano peraltro anche altri illustri personaggi, Giorgio Bocca ed Eugenio Scalfari fra i primi, passati però repentinamente fra le fila dell’antifascismo in servizio permanente effettivo. Non potevano dire di arrivare da Londra o da Washington, ma i leader missini furono chiari da subito circa la loro convinzione di non tornare mai più indietro, ossia a ciò che era esistito sino al 1945, sia nella versione, diciamo così, regime che in quella repubblicana di Salò. Il Msi contribuì alla vita democratica di questo Paese, rappresentando un argine ai gruppi armati neofascisti degli anni di piombo e sottraendo molti ragazzi di allora alle degenerazioni estremistiche.

Alla sinistra, a quanto pare, non piace ammetterlo nemmeno oggi, ma i capi del terrorismo nero detestavano Almirante e il gruppo dirigente missino, considerati finanche peggiori di Giulio Andreotti o Enrico Berlinguer. Per loro, il Msi non era altro che un partito conservatore manovrato dagli americani.

In conclusione, la svolta di Fiuggi, da cui nacque Alleanza Nazionale, ha rappresentato senza dubbio un passaggio storico profondo, ma il predecessore di An, quel Msi-Dn già apertosi nel 1972 ad una idea di destra nazionale, plurale e, quindi, di governo, non era comunque un covo di camicie nere. Alcune questioni come il rapporto con gli Stati Uniti, con Israele e il popolo ebraico in generale,  erano già state prese di petto da Giorgio Almirante.

Tuttavia, alcuni preferiscono descrivere tutt’oggi il Movimento Sociale Italiano come una pattuglia di pericolosi estremisti. Alle bugie non c’è purtroppo limite.

Roberto Penna
Roberto Penna
Roberto Penna nasce a Bra, Cn, il 13 gennaio 1975. Vive e lavora tuttora in Piemonte. Per passione ama analizzare i fatti di politica nazionale e internazionale da un punto di vista conservatore.

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