Banche, sentenza della Corte Europea su Tercas: Bruxelles ha danneggiato l’Italia

I fondi concessi dal Fondo interbancario (Fitd) alla Popolare di Bari per il salvataggio di Banca Tercas nel 2014, bocciato all’epoca dall’Antitrust Ue, non furono aiuto di Stato. A stabilirlo la Corte di dell’Ue in accoglimento del ricorso presentato nel 2016 dall’Italia e dall’istituto di credito pugliese, sostenuto dalla Banca d’Italia. Sentenza che annulla di fatto la decisione della Commissione europea.
Stando così le cose la sentenza del Tribunale Ue va molto al di là della vicenda specifica di Tercas. La sentenza della Corte infatti stabilisce chiaramente che gli interventi dei Fondi di garanzia dei depositi (che, lo ricordiamo, usano esclusivamente risorse private) rispondono unicamente degli interessi delle proprie banche consorziate, le cui decisioni sono del tutto estranee alla volontà di qualsiasi ente di natura pubblica. Lo Stato, per dirla in maniera più semplice, non c’entra nulla, nè in termini economici nè, tantomeno, in termini decisionali.
Bruxelles quindi sbagliò, i soldi del Fondo interbancario non erano aiuto di Stato, e se la Commissione non avesse bloccato il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd), con ragioni prive di fondamento (come dice la sentenza di qualche giorno fa), avremo avuto uno scenario nettamente differente anche nella gestione delle crisi di altri istituti bancari, evitando quel meccanismo di sfiducia nel sistema che ha portato tante altre banche ad avere problemi di liquidità, e quindi a traballare.
Impossibile infatti non pensare alle drammatiche conseguenze che scaturirono dai successivi salvataggi bancari che, non potendo avvalersi del Fitd, sono stati fatti a spese di Stato e Risparmiatori. Per fare un esempio, lo stop al Fondo Interbancario ha infatti avuto enormi effetti nelle crisi successive a quelle di Tercas, a cominciare da quelle delle quattro banche regionali (Marche, Etruria, Ferrara, Chieti). Con il Fitd le quattro banche non sarebbero finite in risoluzione ed il settore bancario avrebbe speso circa 2,5 miliardi in meno. La procedura Ue infatti impose una svalutazione al 17% dei crediti deteriorati, prezzi da saldo per intenderci. Per non parlare dell’azzeramento di obbligazionisti ed azionisti, che ha portato danni in termini economici, occupazionali, di fiducia e tenuta del sistema. Danni incommensurabili e per una grossa parte irreversibili. Un’operazione che ha anche contribuito ad aggravare e a far degenerare la crisi di altre banche.
Stando così le cose, per l’Italia, una richiesta di risarcimento sarebbe la minima richiesta. Nella consapevolezza che, purtroppo, nessuna somma basterà mai a compensare le sofferenze subite dai territori colpiti dalla crisi delle banche coinvolte nelle ultime operazioni di salvataggio, per non parlare del dramma e della sofferenza di migliaia di persone, colpite nella loro sicurezza economica e nelle loro prospettive di vita: ferite impossibili da rimarginare.

Letizia Giorgianni
O te ne stai in un angolo a compiangerti per quello che ti accade o ti rimbocchi le maniche, con la convinzione che il destino non sia scritto. Per il resto faccio cose, vedo gente e combatto contro ingiustizie e banche. Se vuoi segnalarmi qualcosa scrivimi a info@letiziagiorgianni.it
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