FDI dice di no alle pretese slovene

“Narodni Dom: i perché di un “no!” è stato il tema della conferenza stampa di Fratelli d’Italia Trieste per denunciare il proseguo di una trattativa, svolta ai massimi livelli istituzionali, per la cessione alla comunità slovena del prestigioso e storico immobile conosciuto come il “Balkan” a Trieste, e, più in generale, in merito alla troppa subalternità dimostrata dal nostro Governo nei rapporti bilaterali con la Repubblica slovena. 

Si tratta infatti di una complessa operazione immobiliare, del valore di diverse decine di milioni di euro, che vede coinvolti il Ministero dell’Interno, la Regione, il Comune di Trieste, l’Agenzia del Demanio, oltre a un paio di associazioni slovene e l’Università, attuale proprietaria dell’immobile. In base ai protocolli in via di definizione, attraverso un complicato passaggio di proprietà, ristrutturazione di immobili fatiscenti e trasferimento di sedi universitarie, si “restituirebbe” alla comunità slovena di Trieste un immobile che, a ben guardare, nessuno le aveva mai portato via. 

Ma vi chiederete che cos’è il “Balkan” e perché dietro alla sua storia ci sono tante parti oscure, ignote a tanti, persino a chi a Trieste vive da sempre. Facciamo il punto: parliamo di un edificio costruito in pieno centro cittadino nel 1904, il cosiddetto «Narodni Dom» (Casa della nazione in sloveno) conosciuto a Trieste anche come “Balkan”, dal nome dell’albergo che vi era ospitato. Fu un centro polifunzionale fortemente voluto dalla Società politica Edinost, rappresentante del movimento nazionale degli sloveni di Trieste. Quel prestigioso palazzo doveva costituire il simbolo dell’assunta potenza economica, e anche politica, della comunità slava della città. 

Perché ci fu l’incendio del Balkan? A seguito dell’uccisione di Tommaso Gulli e del motorista Aldo Rossi della regia Nave Puglia a Spalato, avvenuta il 12 luglio 1920, per opera degli jugoslavi del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, i cittadini di Trieste decisero di scendere in strada per protestare per questi vili attentati. Il 13 luglio 1920 ci fu quindi una manifestazione spontanea in Piazza Unità a Trieste per esprimere indignazione per le morti di Spalato e per questo motivo, i terroristi sloveni, guidati dagli uomini dei servizi segreti del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, uccisero in quella piazza un giovane diciassettenne, Giovanni Nini, cuoco del ristorante Bonavia e ferirono con un colpo di baionetta un fuochista del Lloyd triestino. I terroristi quindi fuggirono da Piazza Unità inseguiti dai manifestanti e si rifugiarono al Balkan. Sotto l’edificio si raccolsero diversi cittadini, dopo che si diffuse la notizia della morte del giovane ucciso dai terroristi. Sopraggiunse poi un numero consistente di soldati italiani a protezione del Balkan guidati dal ten. Luigi Casciana e dal commissario di PS Valentino poi colpiti da proiettili e bombe gettati dalle finestre del Balkan dalle poche stanze occupate dal Narodni Dom e situati al secondo piano, dal quale partirono le fiamme che coinvolsero poi l’intero edificio. In base ad alcune ricostruzioni, non furono dunque i dimostranti ad appiccare l’incendio, ma bensì le fiamme partirono dall’interno. 

“Sebbene la ricostruzione storica di quei fatti non sia ancora stata del tutto chiarita, anche dal punto di vista delle riparazioni dei danni di guerra, la questione è in realtà conclusa da oltre 50 anni. In base ad una legge dello stato infatti, a titolo di risarcimento per l’incendio del “Balkan”, venne edificato il Teatro Stabile sloveno, oggi “Kulturni Dom” e ceduto gratuitamente a quella comunità. Infine, vale solo la pena ricordare che, in realtà, la proprietà dell’immobile, non venne mai espropriata agli sloveni, tanto che essi stessi lo vendettero, nel 1924, a una società italiana che ne fece un albergo. Solo moltissimi anni dopo, nel 1976 esso passò prima alla Regione e da questa all’Università di Trieste che, nel 1997, vi installò la prestigiosa Scuola per interpreti e traduttori.” Ci spiega Claudio Giacomelli, segretario provinciale di Fratelli d’Italia Trieste e capogruppo in regione Friuli-Venezia Giulia di Fratelli d’Italia.

“Oggi – sottolinea Giacomelli – non vogliamo tornare ancora sulla controversa storia del Balkan (e penso ai rapporti scritti del Regio Esercito che certificano che dal Balkan lanciavano bombe e colpi di pistola sulla folla che uccisero il tenente italiano Luigi Casciana) ma parlare di attualità e di dignità. Per quanto mi riguarda la questione storica è già chiusa da moltissimi anni dato che l’Italia ha già risarcito la comunità slovena negli anni 60 fornendo come contropartita i fondi per costruire il Teatro Sloveno di Via Petronio. Qui parliamo di un’Italia che affronterà la più grande crisi economica dal dopoguerra e che si mette a fare operazioni immobiliari che costeranno milioni e milioni di Euro per poter alla fine dare un immobile del valore di 9 Milioni e mezzo di Euro in uso gratuito a due associazioni private slovene. E tutto questo per risarcire (per la seconda volta!) vicende di 100 anni fa. In realtà se togliessimo da questa storia la parola “fascismo” tutti converrebbero che si tratta di un’operazione folle che non sta in piedi, ma siccome invece ci si richiama al 1920, nessuno ha il coraggio di dirlo con onestà. Sia ben chiaro che se l’operazione andrà in porto segnaleremo la vicenda della Corte dei Conti.”

Per quanto noto, verranno stanziati fondi dal Ministero dell’Università e della ricerca per ristrutturare l’immobile “Gregoretti2”. Curioso che per operazioni simili siano trovati i fondi, quando nel Comune di Trieste mancano ancora almeno 3 milioni per le misure antincendio delle scuole.

“Come è possibile – rimarca Claudio Giacomelli – che lo Stato italiano accetti che la vicina Repubblica slovena, rivendichi cessioni di beni per faccende di 100 anni fa, mentre proprio in questi giorni, in spregio al trattato di Dublino, permette che migliaia di immigrati clandestini attraversino tutto il loro territorio, fino a raggiungere Trieste, senza muovere un dito? La federazione triestina di Fratelli d’Italia sta chiedendo già da molti mesi, che la Farnesina convochi l’ambasciatore sloveno in Italia, per far chiarezza, una volta per tutte, sull’atteggiamento di quel paese europeo nei confronti della incontrollata ondata emigratoria che sta colpendo la nostra città e la nostra regione. Ancora in questi mesi, in piena crisi coronavirus, sono continuati, con ritmi di centinaia al giorno, gli ingressi illegali in Italia attraverso il confine con la Slovenia. Un paese che tenesse alla propria dignità dovrebbe aprire una vertenza diplomatica, altro che accordarsi per regalare Milioni di Euro”. 

Ma, secondo Giacomelli, l’atteggiamento dell’Italia, un po’ troppo supino nei confronti della Slovenia, non si limita a questa episodio. “Basti ricordare, ha continuato l’esponente triestino di Fratelli d’Italia, ciò che è recentemente accaduto in seguito alle celebrazioni del Giorno del Ricordo: il Presidente Mattarella, in quell’occasione, ha affermato che la dittatura comunista “scatenò, in quelle regioni di confine, una persecuzione contro gli italiani, mascherata talvolta da rappresaglia per le angherie fasciste, ma che si risolse in vera e propria pulizia etnica, che colpì in modo feroce e generalizzato una popolazione inerme e incolpevole”.

A fronte di queste parole, unanimemente riconosciute come corrette e inoppugnabili, il presidente sloveno Borut Pahor ha protestato con una nota ufficiale inviata al Quirinale, nella quale ha definito queste parole come “inaccettabili da parte di alte cariche italiane… che vorrebbero far credere che le foibe furono pulizia etnica ”. “Insomma, non possiamo nemmeno piangere i nostri morti in pace, senza ricevere una lezione di storia da parte della vicina Repubblica, che vogliamolo ricordare, con l’esplosione della pandemia da  covid-19, ha unilateralmente chiuso le strade di confine con dei massi, per impedire agli italiani di passare, ma le ha lasciate ben aperte agli immigrati clandestini per farli entrare in Italia”. 

A sostenere l’iniziativa degli esponenti triestini di Fratelli d’Italia sono intervenuti anche Luca Ciriani, capogruppo del partito al Senato e il segretario regionale del Friuli Venezia Giulia l’onorevole Walter Rizzetto che hanno annunciato un’interrogazione al governo sulla questione del “Balkan” in particolare, ma anche sui rapporti bilaterali con la Slovenia in merito al controllo della rotta balcanica. 

In una recente intervista sul tema della restituzione del Balkan, pubblicata dal “il Dalmata libero”, il sen. Luca Ciriani ha aggiunto:”mai il Parlamento ne ha discusso e mai al Parlamento è stato comunicato nulla. Certo è che la vicenda costerebbe qualche decina di milioni di soldi pubblici italiani. Fratelli d’Italia è ovviamente contraria a questo gesto perché ci pare folle pensare che si riaprano ancora vicende storiche del periodo pre-bellico e che l’Italia debba ancora rispondere di supposti risarcimenti di guerra. E questo mentre non si è mai parlato di una restituzione delle case e dei beni degli esuli italiani in Istria e Dalmazia. Impensabile riaprire vicende di guerra a suon di milioni se non c’è reciprocità.”

“Non dimentichiamoci, ha concluso Giacomelli” che la rotta balcanica è diventata il maggior canale di ingresso nel nostro paese di immigrati clandestini. E noi stiamo qui a parlare di complicate operazioni immobiliari per regalare decine di milioni di beni alla comunità slovena per questioni che riguardano 100 anni fa? È ora che il nostro paese ritrovi la sua dignità sul piano dei rapporti bilaterali con la Slovenia e la finisca una volta per tutte con questo atteggiamento di perenne sudditanza psicologica nei suoi confronti”.

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