Il mistero pasquale: periodo più santo e importante dell’anno liturgico.

Siamo prossimi al mistero pasquale, al periodo più santo e importante dell’intero anno liturgico. Il cristiano rivive gli eventi decisivi della salvezza, dall’ingresso trionfante di Gesù a Gerusalemme, all’istituzione dell’eucaristia, dalla morte infamante in croce, fino alla gloriosa risurrezione del Cristo Redentore.

Gesù attraversa la morte, la esperisce, la vince patendola fino in fondo. Nella sofferenza dell’innocente, ogni uomo riconosce la propria fatica, l’insita precarietà dell’esistenza, il drammatico e conclusivo confronto con se stessi. La croce sembrerebbe rappresentare il fallimento, la definitiva sconfitta, di un uomo, di un sognatore, di un utopista, incapace di incidere nella storia, condannato all’oblio. Persino i suoi amici più cari si dileguano nel momento della prova, lo abbandonano, si avviano verso il comodo e piano sentiero della dimenticanza e della rinuncia. La tenebra scende su ogni speranza.

Alla morte seguono la deposizione, la cura del corpo, la sepoltura, prove visibili, tangibili, di un percorso concluso, di una storia che si estenua nel più tragico degli epiloghi. I testimoni versano a terra le ultime lacrime amare della giornata.

Ma l’amore di Dio è ben più grande delle bassezze umane. La fedeltà alla parola data, alla promessa, non viene meno: la prova dolorosa dell’annientamento di sé, dello svuotamento, dell’umiliazione, si manifesta quale massima espressione di libertà, di sapienza, di gloria. La croce diviene simbolo universale di vittoria, di vita, di redenzione dal peccato. Non vi è nessuna tendenza al magico o al fantastico, non si riscontra alcuna spettacolarizzazione dell’evento salvifico: Gesù, che muore davanti a molti, si mostra, invece, ai suoi, a quei pochi che, in vita, gli voltarono le spalle nel bisogno. Il perdono non cancella il ricordo delle offese subite, non dimentica l’oltraggio, ma lo riqualifica, lo abilita a una nuova ripartenza.

La vittima si riconsegna nelle mani dell’antico carnefice: il Crocifisso apre le braccia, attirando l’umanità intera. Non vi sono luoghi, e tempi, irraggiungibili dall’amore.

Luca Bugada
Luca Bugada, dottore magistrale in filosofia e in scienze storiche, insegnante, collabora con diverse testate giornalistiche e scientifiche, promuovendo cultura e memoria del sapere. "Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare" (Lucio Anneo Seneca)

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