In Le Vergini delle Rocce, Gabriele D’Annunzio pronuncia un appello ai suoi lettori. Che cos’è il Bello ? Un Bello con la lettera maiuscola proprio perché si intende il sentimento stesso di bellezza. Il Bello è tutto ciò che fa sussultare il nostro cuore, quello che fa svegliare lo spirito guida che è in noi. Il Bello è la passione stessa. E’ difficile trovare in un giovane cittadino, una passione davvero coltivata ed assunta. Per essere più chiaro, ritengo che la ricerca di quel sogno da seguire “seppur ti tormenta” stia lentamente svanendo nella mentalità sociale odierna. Non si trovano più giovani pronti a tutto per una questione, e badi che non si sta parlando solo di militanza politica. Non si trovano giovani che siano appassionati ad uno sport, ad un genere musicale, ad un passatempo tanto quanto un tempo. Ma un tempo cosa significa ? Esattamente quando i giovani erano più passionali rispetto ad oggi ? Alla luce dei miei 21 anni d’età non so esattamente definire una data, nemmeno un periodo in cui ricercare tale amore per la Bellezza di cui si parlava in apertura proprio perché questa passività nei confronti del Bello l’ho iniziata a notare analizzando gli atteggiamenti dei miei stessi coscritti.

Si può pensare, anche solo per un momento, al più semplice sentimento di Bellezza che tutti prima o poi proviamo: l’amore per una donna o un uomo che sia. Un sentimento puro, genuino, che brucia in noi come una fiamma incontrollabile. Un amore che, – però – nel corso dei decenni, ha visto soffocare un sentimento intimo in favore ad un altro più carnale e materiale. La Bellezza non è materiale, ma, al contrario, assolutamente ideale. La Bellezza va ricercata in quelle carte ingiallite, in quelle lettere che il giovane innamorato scriveva alla sua bella. Sia che provenisse dal fronte di guerra, che da un Paese lontano. Da quell’abbozzo di poesia scritto su un pezzo di carta o su di un biglietto. Non serve un poema, basta una frase, un periodo. Basta che sia sincero. La scrittura a mano è quanto di più sincero e patetico, nel senso naturale del termine, esista. Qualcosa di assolutamente puro. Bello.

Scrive, ancora, Gabriele D’Annunzio: “Bollate voi sino all’osso le stupide fronti di coloro che vorrebbero mettere su ciascuna anima un marchio esatto come su un utensile sociale e fare le teste umane tutte simili come le teste dei chiodi sotto la percussione dei chiodajuoli”. Leggendo queste parole è difficile non pensare ad un ritornello di un celebre brano dei Bronson Crew recitante: “Non cerco niente, nessuna assurda distrazione / O comode poltrone, la bellezza è nell’azione / Vivi da protagonista, scarta la parte dell’antagonista !”. Agire è amore, agire è Bellezza. L’atto in sé è un atto di ribellione, un atto di utilizzo del nostro senno. Noi siamo i padroni del nostro destino, homo faber fortunae suae. Sta a noi, ora, imbracciare il fucile della libertà e combattere per quella che D’Annunzio definiva la più romantica delle motivazioni.