Solo il 66% dei millennials è esclusivamente eterosessuale

Si parla di Generazione Z riferendosi generalmente ai nati tra seconda metà degli anni novanta, più o meno dal 1997 fino al 2010. Una generazione che ha conosciuto l’uso di internet fin dalla nascita, è particolarmente avvezza alla tecnologia e ai social media, che rappresentano una parte significativa del processo di socializzazione. In più, la Generazione Z è cresciuta in un periodo di grave recessione e da questa ha tratto una sensazione di instabilità e insicurezza, pur tuttavia riuscendo a crescere un sentimento di disponibilità verso il proprio paese. I Millennials, o Generazione Y, sono invece quel gruppo di persone nato tra i primi anni Ottanta e il 2000, e seguono i Baby boomer, gente nata tra gli anni ’50 e ’60. Riguardo i Millennials, come riporta Wikipedia, si tratta di una generazione che è caratterizzata da un maggiore utilizzo e una maggiore familiarità con la comunicazione, i media e le tecnologie digitali. In molte parti del mondo, l’infanzia della generazione Y è stata segnata da un approccio educativo tecnologico e neo-liberale, derivato dalle profonde trasformazioni introdotte dagli anni sessanta.

Ed ecco ora la notizia: una ricerca della Ipsos Mori rileva che solo il 66% dei giovani in età compresa tra i 16 e i 22 anni,  si dichiara esclusivamente eterosessuale, la cifra in assoluto più bassa rispetto a tutte le generazioni precedenti, anche rispetto ai Millennials, dove la percentuale degli eterosessuali toccava il 71%, a sua volta già molto più basso rispetto ai “baby boomer”, i “ragazzi del boom”, a quota 88%.

Per una parte dei ricercatori capeggiati dalla studiosa Hannah Shrimpton, questo decremento della eterosessualità potrebbe essere imputabile ai social media, che porterebbero i giovani a conoscere prima e in modo più capillare le “diverse sessualità”, esponendoli forse in modo prematuro ad atteggiamenti “più aperti e fluidi”. Dice la Shrimpton in un’intervista al Daily Telegraph: “Questa generazione di giovani è cresciuta in un momento in cui il genere definibile come semplice “identità binaria e fissa”(uomo-donna) è stato messo in discussione”, e anche molto pesantemente, ci permettiamo di aggiungere, tanto che a volte più che una tendenza, l’omosessualità assomiglia fin troppo a una moda che si segue.

Del resto, è sotto gli occhi di tutti come negli ultimi anni l’apertura verso la non-eterosessualità abbia subito un’accelerazione tale riscontrabile anche nelle cifre divulgate dall’ONS (Office for National Statistics), che mostrano come nel 2016 solo il 2% dei ragazzi di 16 anni dichiarava di essere omosessuale, mentre il numero sale al 4% già l’anno successivo, con un incremento del 1,7%. A questo punto è evidente che il movimento soprattutto mediatico che ha prima sdoganato e che ora supporta costantemente la teoria gender, ha portato i più giovani a considerare una “visione meno binaria della sessualità”, dove non è nemmeno più necessario dichiararsi etero e gay, vista la vastità di scelta di genere che viene proposta.

La ricerca dell’Ipsos sostiene anche che il 70% della Generazione Z e il 69% dei Millennials non hanno mai avuto problemi riguardo alle relazioni omosessuali, contro il 43% dei baby boomer. Non bastasse, la Gran Bretagna si prepara a varare un piano d’azione a favore dei LGBT, con il quale si impegna a vietare la “terapia della conversione”, studiata per cercare di cambiare la sessualità di un gay in eterosessuale.  Sembra evidente che una corrente di pensiero che dispone di ampi mezzi mediatici stia lavorando per distruggere l’identità di genere così come generazioni precedenti l’hanno conosciuta, e come la natura ce l’ha consegnata.

RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.

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