Bologna in mano ai centri sociali. Meloni contro Lepore: “Irresponsabile chiamare la piazza”

Auto incendiate. Vetrine spaccate. Camionette della Polizia assaltate. Cartelli stradali sradicati dal suolo. Insomma, la solita violenta guerriglia urbana della sinistra più estremista, di quella a cui piace soltanto scendere in piazza al primo pretesto utile per urlare al “governo ladro” e inveire contro gli “sbirri”, che a turno devono farsi forza e avere a che fare con i facinorosi, con il rischio di rimanere feriti. E infatti dall’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia fanno sapere che “oltre settanta appartenenti alla Polizia di Stato sono rimasti feriti nel corso della guerriglia urbana che ha sconvolto il centro di Bologna. Il bilancio comprende 63 operatori dei Reparti Mobili, 4 funzionari della Questura, 3 agenti della Polizia di Stato e 6 mezzi di servizio danneggiati”. A questi numeri, si aggiunga anche il conto dei danni economici, stimati tra i 300mila e i 500mila euro.

Chi ripaga? Chi risarcisce il danno, non solo allo Stato, ma anche ai commercianti che hanno visto devastare i loro negozi senza poter reagire? Nessuno dei manifestanti finirà dietro le sbarre. Alcuni identificati, tutti rilasciati. Nel silenzio di chi ha addirittura inteso dare l’appoggio al cosiddetto “presidio per la pace” trasformatosi poi, inevitabilmente, in guerriglia. Fa quasi più rumore la difesa dei rapinatori uccisi da Mario Roggero, per i quali si pretende persino un risarcimento (ipotesi che la proposta di Fratelli d’Italia punta a impedire per il futuro), che la condanna di chi devasta le città e mette a rischio la vita delle forze dell’ordine. Sull’opportunità di appoggiare una tale iniziativa è intervenuta la premier, Giorgia Meloni, intervistata questa mattina dal Giornale, che si è scagliata contro il sindaco Lepore definendo “irresponsabile” la sua idea “di chiamare la piazza all’indomani di quella tragedia [il caso della morte di Fakir, ndr], senza che ci fosse stato neanche modo di appurare le eventuali responsabilità. Era evidente – ha aggiunto – che quella scelta sarebbe suonata come una condanna a priori delle Forze dell’Ordine e un ottimo pretesto per i soliti noti dei centri sociali e del mondo antagonista di mettere a ferro e fuoco Bologna, alimentare lo scontro sociale, aggredire la Polizia e seminare violenza in città”. Un messaggio allargato in un secondo momento a tutta la sinistra: “Fa molto riflettere, poi – ha detto la premier – che la sinistra non sia mai scesa in piazza per esprimere solidarietà in occasione del decesso in servizio di un agente delle Forze dell’Ordine”.

Dura anche la condanna di Galeazzo Bignami. L’emiliano, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, ha denunciato la vicinanza tra amministrazione e frange più estreme della sinistra: “A Bologna – ha detto al Giornale – i  centri sociali sono alleati della sinistra e parte integrante della maggioranza di governo della città. Lo dimostra la presenza in giunta del vicesindaco, una persona espressione di quel mondo, e di alcuni consiglieri comunali che provengono dall’esperienza dei centri sociali. A Bologna non esiste alcuna distinzione”. A Bologna, quindi, è impossibile parlare di caso isolato e di singolo episodio di piazza. Agenti feriti, attività devastate, centinaia di migliaia di euro di danni: questo è il risultato di una propaganda becera contro le Forze dell’Ordine che, chi ricopre incarichi istituzionali, farebbe bene a condannare.

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