Purtroppo o per fortuna quando parte un’onda dagli Stati Uniti d’America già sappiamo che ce la ritroveremo presto in terra italica. Vale per la musica, l’arte, la moda, le crisi economiche, le contaminazioni culturali e, purtroppo, anche per la politica.
Sarà per questo forse che, così come negli USA i dem hanno deciso di colmare il proprio vuoto identitario coltivando una nuova classe dirigente di giovani immigrati di seconda generazione e musulmani, allo stesso modo il Partito Democratico nostrano ha deciso di farsi interlocutore privilegiato e spesso garante delle comunità islamiche cittadine e promotore delle loro istanze.
Una nuova internazionale rossa che, svotata di ogni identità propria e orfana di una parte del proprio elettorato, ne cerca uno nuovo che abbia già i numeri per fare paura.
Identikit del nuovo politico dem americano: immigrato di seconda generazione e musulmano
E’ passato poco più di un anno dall’elezione di Zohran Kwame Mamdani, primo sindaco musulmano di origine indiana di New York e questa settimana è arrivato il secondo primato: il candidato democratico alle elezioni americane di Midterm in Michigan, Abdulrahman Mohamed El-Sayed, ha vinto il confronto elettorale contro il candidato repubblicano Mike Rogers, diventando il primo Senatore musulmano di origine egiziana degli Stati Uniti.
El-Sayed e Zohran Mamdani rispondono in tutto e per tutto al profilo politico perfetto disegnato dalla nuova sinistra globale: giovanissimi (35 anni il sindaco di NYC e 42 anni il Senatore neoeletto del Michigan), professionisti affermati, nati in America da genitori immigrati, islamici, socialisti e simpatizzanti della sinistra radicale che abbraccia posizioni spesso controverse.
El- Sayed, tra scivoloni, posizioni politiche pericolose e amicizie opinabili
Alcuni casi mediatici che hanno coinvolto Abdulrahman Mohamed El-Sayed spiegano bene il termine “posizioni controverse”.
Già dopo l’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei, guida suprema iraniana e faro religioso dell’islam sciita, era trapelata una registrazione pubblicata dalla testata Washington Free Beacon all’interno della quale El-Sayed, parlando con il proprio staff, si diceva convinto di non voler toccare l’argomento poiché molti elettori erano profondamente “tristi” per la morte del leader dell’Iran.
Poche settimane dopo, siamo a marzo 2026, Ayman Mohamed Ghazali, un americano di origine libanese ha lanciato un camion contro la sinagoga di Temple Israel in un sobborgo di Detroit prima di suicidarsi sparandosi in testa. El-sayed commentò quell’attacco terroristico con parole quantomeno controverse: “Hurt people, hurt people” disse, e cioè “le persone ferite feriscono le persone” riferendosi al fatto che l’attentatore avesse perso di recente alcuni familiari in un raid aereo israeliano.
Sono finite sotto i riflettori anche alcune sue frequentazioni, come quella con Hasan Piker, meglio conosciuto con il nome di “HasaNabi”, influencer anti sionista e cassa di risonanza della sinistra estrema americana, noto per alcune sue uscite eclatanti, come quella in cui affermava che l’America si fosse “meritata” l’11 settembre e per le sue posizioni controverse su Hamas ed Hezbollah.
Il PD “vuole fa l’americano” perché ha imparato una grande lezione: l’islam paga
La sinistra di casa nostra sembra aver intrapreso la stessa strada dei democratici americani: fare da sponda alle comunità islamiche attraverso partiti, associazioni e collettivi universitari, convinti probabilmente di assicurarsi, come negli USA, un facile ritorno elettorale. E così vediamo il Partito Democratico sempre più disposto ad abbracciare rivendicazioni e istanze delle organizzazioni musulmane nate in Italia. A darcene prova è Matteo Lepore, sindaco di Bologna, che ha aperto lo sportello contro l’islamofobia e non scorda mai di fare gli auguri ai suoi cittadini per l’inizio del Ramadan; o il PD romano, che da una parte ammicca alla comunità bangladese in città e dall’altra stringe rapporti sempre più solidi con MuRO27, acronimo di Musulmani per Roma, la prima organizzazione politica di musulmani della Capitale. E ancora, vale la pena citare il caso eclatante della Camera Arbitrale Islamica aperta a Padova, nel più totale silenzio del PD, che non applica il codice civile ma la Sharia.
Insomma, la nuova internazionale rossa sta lentamente cambiando pelle ed elettorato: dopo avere contribuito a far entrare per decenni migliaia di immigrati per lo più di fede musulmana oggi tenta di tramutarli in elettori, e se questo significherà creare altre ferite profonde nella società italiana o addirittura arretrare su battaglie storiche care allo stesso progressismo così sia. Perché per loro l’imperativo è vincere. Purtroppo, ad ogni costo.


























