Il Pd predica male e razzola male, all’Ater il conto del debito. FdI presenta interrogazione al Mit

Perissa e Filini presentano un'interrogazione al ministro Salvini: Fratelli d'Italia chiede controlli sui crediti, regole uguali per tutti e nessuna corsia preferenziale per i partiti morosi. Intanto il PD romano deve fare i conti con tre piani di rientro e circa 70 mila euro contestati dall'Ater

Per giorni il Partito Democratico romano ha cercato di ridimensionare la vicenda degli sfratti che coinvolge 14 circoli dem, presentandola come una semplice questione amministrativa. Ma adesso la vicenda è arrivata anche sul tavolo della politica nazionale, grazie all’iniziativa parlamentare di Fratelli d’Italia. E per il PD diventa sempre più difficile liquidare tutto come un banale disguido.

I deputati di Fratelli d’Italia Marco Perissa e Francesco Filini hanno presentato un’interrogazione al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, chiedendo un intervento per garantire che gli immobili pubblici siano utilizzati nel rispetto delle regole e della loro funzione sociale. La richiesta è chiara: una stretta sui partiti morosi, un monitoraggio sul recupero dei crediti e nessuna eccezione o corsia preferenziale per le organizzazioni politiche. Un’iniziativa che punta a fare chiarezza sulla gestione degli immobili Ater e ad affermare un principio elementare: le regole devono valere per tutti.

I numeri della vicenda sono tutt’altro che trascurabili. Nel 2024 il PD ha sottoscritto un piano di rientro per oltre 260 mila euro, con rate da 5 mila euro al mese, a cui si aggiunge un secondo piano, firmato nel 2021, da 487 mila euro, con rate mensili di altri 1.700 euro. L’Ater contesta circa 70 mila euro di mancati versamenti, equivalenti a poco più di un anno di rate non pagate.

E c’è un particolare che rende la vicenda ancora più delicata: quello del 2024 non è stato il primo accordo, ma il terzo. Il precedente risale infatti al 2017. Tre piani di rientro in meno di dieci anni e ancora una situazione debitoria da chiarire.

La spiegazione fornita dal tesoriere romano Nicola Passanisi parla di un “disguido informatico” e di bollettini che non sarebbero arrivati. Una giustificazione che lascia inevitabilmente aperti molti interrogativi. Come è possibile che un problema del genere si sia protratto nel tempo, attraverso diversi accordi di rientro? E perché la proposta di rateizzare i 70 mila euro contestati sia arrivata soltanto dopo l’avvio dell’iter giudiziario da parte dell’Ater?

Ancora più delicata è la questione sollevata da alcuni iscritti del PD, convinti di aver regolarmente versato le proprie quote per l’affitto delle sedi. Se i militanti hanno pagato, ma all’Ater risultano somme non versate, è legittimo chiedere chiarimenti sulla gestione di quei contributi e sulla loro destinazione.

Il PD romano dovrebbe fornire risposte precise, anziché limitarsi a giustificazioni amministrative. Parliamo dello stesso partito che invoca continuamente rigore nella gestione delle risorse pubbliche, attenzione per il patrimonio immobiliare e tutela del diritto alla casa. Principi che dovrebbero valere anche quando riguardano le proprie sedi.

Il 19 novembre Ater e PD si incontreranno alla Camera di conciliazione. Un appuntamento nel quale sarà necessario chiarire la posizione debitoria e trovare una soluzione concreta. Ma soprattutto sarà importante capire perché si sia arrivati a questo punto.

LA QUESTIONE MORALE DEL PD, TRA SFRATTI E CAMPAGNA ELETTORALE

La vicenda assume un peso ancora maggiore sul piano politico. Tra pochi giorni Roberto Gualtieri si prepara ad aprire ufficialmente la campagna per il bis in Campidoglio, con la segretaria nazionale Elly Schlein pronta a sostenerlo. Il PD vuole presentarsi ai romani come il partito della legalità, della giustizia sociale, della tutela dei quartieri e del diritto alla casa.

Ma c’è una contraddizione che non può essere ignorata: proprio il partito che governa Roma e che chiede ai cittadini di rispettare scadenze, canoni e obblighi economici deve oggi rispondere dei debiti contestati dall’ente pubblico che gestisce l’edilizia residenziale.

E non si tratta di una singola dimenticanza: ci sono tre piani di rientro in meno di dieci anni, circa 70 mila euro di mancati versamenti contestati e un procedimento di sfratto che coinvolge 14 circoli.

Gualtieri e Schlein dovrebbero chiarire pubblicamente la situazione prima di inaugurare qualsiasi comitato elettorale. Le sedi del PD saranno regolarizzate? I debiti contestati saranno saldati? E soprattutto, come si spiega che un partito che fa della questione morale una delle proprie bandiere si trovi oggi a dover rendere conto di questa vicenda?

Fratelli d’Italia, con l’iniziativa di Perissa e Filini, ha portato la questione all’attenzione del Governo, chiedendo trasparenza e parità di trattamento. Adesso il PD non può limitarsi a invocare il dialogo o a parlare di problemi burocratici: deve dare risposte documentate.

Perché non esistono partiti al di sopra delle regole. E chi pretende rigore dai cittadini deve essere il primo a rispettarlo.

Prima di chiedere la fiducia dei romani, il PD chiarisca i conti con l’Ater.

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