“La morte di una persona durante un intervento delle Forze dell’Ordine è un fatto drammatico che impone rispetto e massimo rigore nell’accertamento della verità. Proprio per questo è necessario evitare condanne preventive e lasciare che siano magistratura, autopsia, bodycam e tutti gli accertamenti necessari a chiarire quanto accaduto.
Il video dell’intervento finora diffuso, per quanto emerge dalle immagini disponibili, non mostra elementi che facciano pensare a una violenza gratuita o a un accanimento da parte degli agenti, ma una fase concitata nella quale i poliziotti tentano di contenere una persona in evidente stato di agitazione.
È inaccettabile però che, a poche ore dai fatti, una tragedia ancora da chiarire venga trasformata in un processo pubblico contro le Forze dell’Ordine. Già nelle ore successive, durante una manifestazione spontanea, sono comparsi slogan come “omicidio di Stato”, anticipando giudizi e responsabilità che spettano esclusivamente alla magistratura.
In questo contesto, desta perplessità la scelta del sindaco di Bologna di annunciare la propria partecipazione a una manifestazione convocata a così breve distanza dai fatti, mentre gli accertamenti della magistratura sono ancora in corso. Da chi ricopre un ruolo istituzionale ci si aspetterebbe innanzitutto prudenza, equilibrio e fiducia nel lavoro degli organi competenti.
Altrettanto grave è introdurre nel dibattito paragoni impropri con realtà straniere come l’ICE americana, come fatto da alcuni esponenti della sinistra, rischiando di delegittimare il modello italiano di sicurezza. La Polizia italiana opera nel rispetto della Costituzione e della legge e merita rispetto.
Il cosiddetto “scudo penale” voluto dal Governo Meloni, che trova oggi la sua prima applicazione nel caso di Bologna, non rappresenta alcuna impunità per gli operatori delle Forze dell’Ordine. La norma serve a evitare l’automatica iscrizione nel registro degli indagati di chi interviene in situazioni operative complesse prima ancora che siano valutati tutti gli elementi della vicenda. Un’iscrizione che comporta conseguenze concrete, dalla necessità di nominare un difensore fino alle spese legali e agli effetti sul piano personale e professionale.
Le eventuali responsabilità restano naturalmente sottoposte all’accertamento della magistratura, ma chi serve lo Stato non può essere considerato automaticamente colpevole prima che siano chiariti i fatti.
Esprimo vicinanza alla famiglia della persona deceduta e agli agenti coinvolti. Il rispetto per le Forze dell’Ordine e per lo Stato di diritto deve venire prima di ogni strumentalizzazione politica”.
Lo scrive in una nota Lino Ricchiuti, dirigente nazionale di Fratelli d’Italia.

























