Dalla Uk una risposta alla fake history stile Montanari

In Italia abbiamo i “rettori antifascisti” alla Montanari che vogliono trasformare il loro Ateneo, pagato con i soldi pubblici, in una specie di scuola di formazione di antifascismo (per fortuna che in Toscana ci sono tante altre università). Uno scandalo che però, ex malo bonum, serve a far capire come ormai l’università italiana sia posseduta da una minoranza di docenti di estrema sinistra, mentre una maggioranza silenziosa subisce senza fiatare (i docenti conservatori e liberali poi, soprattutto nelle discipline umanistiche e di scienze sociali, sono mosche bianche, spesso minacciate ma altrettanto spesso incapaci di fare massa critica tra loro).

L’esagerata ondata woke

Non è però un destino inevitabile, quello della vittoria del modello Montanari. Anzi, in paesi come gli Usa, il Regno Unito e la Francia, dove da anni assistiamo al predominio ideologico di una violenta fazione di docenti di estrema sinistra, supportati da altrettanto aggressive e minoritarie organizzazioni studentesche, emergono negli ultimi tempi segnali di vita.

Secondo il principio che qualsiasi azione produce una reazione, l’ondata woke dell’ultimo anno ha talmente esagerato da consentire alle voci conservatrici, che fino a poco tempo fa sarebbero state zittiti, di emergere. Con questo termine, woke, si intendono, nel mondo anglosassone e anche in Francia, tutte quelle tendenze di colpevolizzazione dell’Occidente, accusato di imperialismo, di razzismo, di sessismo. In base al mix di terzomondismo, di genderismo e di femminismo estremista, si sono eliminati autori fondamentali dai curricula perché accusati di essere “suprematisti bianchi” (nel XVI secolo!), di non rispettare le donne, i neri, i musulmani, i gay: fino alla distruzione delle loro statue.

History Reclaimed: contro “la distruzione nichilista”

La tabe ha attinto anche gli atenei più antichi e prestigiosi, come quelli di Oxford e di Cambridge. Ed è da li che nasce la reazione. Alcuni docenti che, negli scorsi anni, si sono battuti contro la politicizzazione del sapere e la strumentalizzazione della storia, come informa il “Telegraph” del 29 agosto, hanno creato una associazione dal significato nome di “History Reclaimed”, che intende battersi contro “la distruzione nichilista” della storia condotta dall’estrema sinistra, a favore di una “storia che richiede attente interpretazioni di complessa evidenza”: sul sito (History Reclaimed: clicca QUI), nato ieri, appariranno “scritti che fisseranno la agenda del dibattito storico e combatterono la falsa storia (fake history)”. Il parterre dei fondatori è royal: gli editori sono David Abulafia, uno dei massimi studiosi mondiali di storia dell’Europa mediterranea tra medioevo e età Moderna (da leggere almeno la sua Storia del Mediterraneo edita da Mondadori e il suo Federico II da Einaudi) e Robert Tombs, studioso meno noto in Italia ma non di caratura inferiore: storico della Francia e dell’Inghilterra tra età moderna e contemporanea, è stato anche uno dei principali intellettuali pro Brexit (e per questo cercarono di cacciarlo dall’Università di Oxford, senza riuscirci). Nel Comitato editoriale, il nome più celebre è quello di Niall Ferguson, assieme a quello di Nigel Biggar, famoso in quanto il suo ateneo cercò di metterlo da parte perché, su una rivista scientifica, si era permesso di discutere il giudizio liquidatorio sul colonialismo inglese: fu tacciato di essere razzista.

Come scrive Abulafia in un intervento sul “Telegraph” di ieri, bisogna “salvare la storia dagli ideologi che vogliono distorcere il passato”. I sostenitori delle tendenze woke e della “Teoria critica della razza”, insomma l’estrema sinistra, “sta diventano una nuova ortodossia a cui bisogna aderire”, pena non essere promossi né agli esami, né ai colloqui per reclutare i docenti. Si tratta di una “religione con i suoi demoni e i suoi dei. I demoni sono il colonialismo, l’imperialismo, il razzismo il capitalismo e l’ineguaglianza di genere”, tutti ismi ideologici che non permettono di comprendere la complessità del tracciato storico. Inoltre, l’estrema sinistra è fissata con “l’eurocentrismo”, fucina di tutti i mali, ma in realtà, ricorda Abulafia, lo schiavismo era molto diffuso, ed era assai più feroce, in Mongolia, tra gli Aztechi e gli Inca. Sia chiaro “nessuno nega gli orrori dello schiavismo” , tutti “aborriamo il pregiudizio razziale” ma “non possiamo lasciare a coloro che vogliono sovvertire il presente di distorcere il passato”.

I conservatori contro la fake history in Italia

Mutatis mutandis sono considerazioni che potrebbero essere estese anche da noi, su altre questioni come il Risorgimento, l’unità d’Italia, il fascismo, la piccola ma importante esperienza coloniale italiana, le guerre, la Resistenza, il comunismo e così via. Tombs, Abulafia, Ferguson, Biggar e gli altri sono certamente di tendenza politica conservatrice: ma lungi da loro proporre l’idea di una “storia conservatrice” da contrapporre a una di estrema sinistra. Contro la fake history proposta dai nipotini del Pci e di Lotta continua, semmai, anche in Italia i conservatori dovranno battersi affinché si imponga un racconto storico plurale, verosimile, sfumato; soprattutto al riparo dalla strumentalità propagandistica dei Montanari di turno.

Marco Gervasoni
Marco Gervasoni (Milano, 1968) è professore ordinario di Storia contemporanea all’Università degli Studi del Molise, editorialista de “Il Giornale”, membro del Comitato scientifico della Fondazione Fare Futuro. Autore di numerose monografie, ha da ultimo curato l’Edizione italiana delle Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia di Edmund Burke (Giubilei Regnani) e lavora a un libro sul conservatorismo.

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[…] di Marco Gervasoni da La Voce del Patriota del 30 agosto 2021  […]

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