“L’obiettivo strategico resta la decarbonizzazione ma senza ideologismi. La gestione della transizione deve far giungere all’obiettivo nel minor tempo possibile senza costi sociali, i quali sono stati al contrario fino ad ora altissimi e incomprensibili. Come si fa a non capire che ciò che importiamo per produrre energia rinnovabile in Europa ha costi ambientali mille volte più drammatici in Cina? Se continuassimo a usare energia da fonti fossili in Europa, che produce solo il 7% delle emissioni planetarie, grazie alle nostre leggi severe e rigorose faremmo molti meno danni di quanti ne faccia la Cina, cui non frega nulla dell’ideologia green e punta solo al business. Uno strano modo di essere comunisti perfettamente sdoganato però dall’Occidente globalista. In Cina pullulano le centrali a carbone, si deforesta in maniera dissennata e si deportano centinaia di migliaia di persone, non esistono vincoli ambientali per le imprese, si produce a stagioni alterne il buco nell’ozono, si consuma energia per reperire e trasformare quelle materie prime che sono utili all’Europa per pannelli fotovoltaici, batterie e automobili elettriche. Quindi desertifichiamo la nostra industria pesante, creiamo disoccupazione e crisi sociali e, in aggiunta, produciamo un danno ambientale maggiore su aria e acqua in territorio cinese che, come è noto, sono anche i nostri. Tafazzi ci fa un baffo, si persegue il mantra dell’occhio non vede cuore non duole. Ci approvvigioniamo da chi inquina. Per questo siamo perplessi sul Green Deal per come l’Ue l’ha sviluppato, non è opposizione ideologica, è quel sano pragmatismo che ci deve orientare. È folle imporre a 500 milioni di europei il Green Deal con l’illusione, la truffa della decarbonizzazione, semplicemente perché non è vera. Il cielo non finisce sopra l’Europa, il cielo degli altri ci riguarda e ci compromette. E poi, perché penalizziamo l’unica fonte di energia sovrana, rinnovabile e programmabile in Italia, l’acqua, considerandola una tecnologia vintage? Deve essere fonte primaria di energia perche l’Italia è la nazione dell’acqua per eccellenza, l’Ue deve cedere alle richieste di proroga delle concessioni avanzate dal nostro governo e occorre indurre le imprese a fare investimenti, modernizzare, innovare, sviluppare le tecnologie.
Infine c’è il gas, non possiamo non vedere ciò che ci succede a lato. I nostri giacimenti di gas vengono sfruttati dalle nazioni frontistanti il Mar Adriatico in nome di leggi farraginose che di fatto impediscono esplorazione ed estrazione.
Finché il gas servirà perché non estrarre il nostro? Se è anti ecologico e contro la transizione, perché lo importiamo, fino a rimpiangere il gas russo perché costava meno? Nella gestione della cosa pubblica e dei destini della comunità ci vuole realismo, non ideologia. La transizione energetica deve tenere insieme realismo e sacrosante idee ecologiste, senza produrre il suicidio del continente per seguire supinamente le seconde”.
Così il Vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia, intervenendo presso la Sala della Lupa di Montecitorio nell’ambito del convegno “Rischi, responsabilità sociale e interesse pubblico: il ruolo delle imprese partecipate nella transizione”.

























