La scelta di Andrea Pirlo come nuovo Commissario Tecnico della Nazionale ha fatto discutere. Non solo dal punto di vista puramente calcistico: l’ex regista di Milan e Juventus arriva, a quanto pare, come seconda scelta, dopo il no di Guardiola, che probabilmente ha evidenziato la scarsa appetibilità della panchina italiana (ma ci mancherebbe, manchiamo dal Mondiale da tre edizioni) e la non eccellente disponibilità economica della Federazione (Pep avrebbe chiesto 20 milioni di euro). In ogni caso, la questione Pirlo non ha provocato soltanto la solita discussione da bar dello sport, ma anche un litigio all’interno del campo largo che, con tante questioni che la politica è chiamata ad affrontare, dedica il suo tempo al calcio e alle chiacchiere da bar. Comprensibile in un Paese dalla forte vocazione calcistica come l’Italia, meno comprensibile in una coalizione – quella di centrosinistra – che dovrebbe invece pensare a non litigare su qualunque cosa.
Piuttosto che compattarsi, però, il campo largo è stato capace anche di litigare su Pirlo. Il casus belli riguarda il suo legame con un’agenzia di scommesse sportive russa. Pirlo ricopre il ruolo di “global ambassador” di Fondbet ed è stato presente a Mosca per presenziare a un evento organizzato dall’agenzia. Ecco, dunque, la questione, che ricade sempre sullo stesso problema: filo-atlantici o filo-putiniani? A sinistra questo dilemma non l’hanno ancora risolto. E una coalizione che punta a governare la Nazione non può essere ambigua sulla politica estera. Il campo largo, questo, ancora non l’ha capito. E certe divisioni si riverberano anche su questioni come quella della scelta del CT.
La scelta di Pirlo, secondo Mauro Berruto del Pd, è “un’evidente ipocrisia”: “Auspico – ha detto – un’immediata rescissione del contratto pubblicitario da parte del nuovo mister azzurro”. L’ormai ex dem Pina Picierno è stata altrettanto chiara: “La scelta della FIGC è un ‘piano Z’ per il calcio nostrano. Un simbolo dello sport italiano non può prestare il proprio nome a iniziative commerciali che rischiano di normalizzare l’immagine del regime moscovita mentre la guerra prosegue”. Dello stesso parere sono i partiti più liberali, da Azione a +Europa, passando per Italia Viva. La spaccatura si fa evidente tuttavia quando hanno iniziato a parlare gli esponenti del Movimento Cinque Stelle, che sulla questione Russia-Ucraina non sono mai stati proprio degli atlantisti (anche se, con Draghi al governo, hanno votato per la fornitura di armi a Kiev). Carolina Morace ha attaccato quanti hanno criticato Pirlo, chiedendosi: “Dov’è stata la stessa indignazione nei confronti di chi ha continuato a intrattenere rapporti sportivi, istituzionali o culturali con Israele mentre Gaza veniva devastata?”. Continua Morace: “Dov’è la stessa severità verso gli Stati Uniti quando sono stati protagonisti di interventi militari contestati dal diritto internazionale? Non possono esistere vittime di serie A e vittime di serie B. Non possono esistere guerre che indignano e altre che si ignorano. E non possono esistere principi validi solo quando fanno comodo”.
Insomma, la divisione è evidente, sembra quasi una barzelletta. Il campo largo è stato incredibilmente capace di litigare persino sulla scelta del CT, facendo emergere tutte le spaccature interne alla sinistra. Allora, la domanda è d’obbligo: una coalizione così divisa come potrebbe governare una Nazione?


























