La Russia sostiene di aver abbattuto 1.110 droni nella notte. Due morti nella regione della capitale e traffico aereo nel caos. Zelensky rivendica gli attacchi contro infrastrutture petrolifere e logistiche. Per la prima volta compare anche il misterioso sistema “Pelican”.
La guerra dei droni e dei missili a lungo raggio entra sempre più profondamente nel territorio russo. Nella notte tra sabato e domenica l’Ucraina ha condotto quello che il sindaco di Mosca Sergei Sobyanin ha definito il più grande attacco di droni mai diretto contro la capitale russa dall’inizio del conflitto.
Secondo il ministero della Difesa di Mosca, le difese russe avrebbero intercettato 1.110 droni ucraini sull’intero territorio della Federazione, sulla Crimea occupata e sulle acque del Mar Nero. Il dato proviene dalle autorità russe e non è verificabile in maniera indipendente. Sobyanin ha dichiarato che 450 velivoli senza pilota sarebbero stati abbattuti mentre si dirigevano verso Mosca.
Le conseguenze dell’attacco, tuttavia, sono state visibili. La raffineria petrolifera di Mosca, nell’area di Kapotnya, è stata danneggiata e immagini diffuse nelle ore successive hanno mostrato fiamme e una consistente colonna di fumo. È stato colpito anche un edificio residenziale. Nella regione di Mosca le autorità locali hanno riferito di due morti e venti feriti.
Pesanti anche le ripercussioni sul traffico aereo. Gli aeroporti della capitale hanno imposto restrizioni e numerosi voli sono stati cancellati, ritardati o dirottati. Nelle prime ore dell’emergenza più di trenta collegamenti non sono riusciti ad atterrare normalmente negli scali moscoviti.
Zelensky rivendica: colpita la macchina economica della guerra
Questa volta Kyiv non si è limitata al silenzio operativo. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivendicato esplicitamente l’operazione, sostenendo che siano stati colpiti uno dei principali impianti dell’industria petrolifera russa e un importante centro logistico.
L’obiettivo dichiarato è economico oltre che militare: secondo Zelensky si tratta di strutture che generano «miliardi di dollari che sostengono la macchina bellica».
Ma è soprattutto l’elenco delle armi utilizzate a rendere l’operazione significativa.
Il presidente ucraino ha citato sistemi FP-1, RZ-100, MICH-2000, Palyanytsia, Vendetta, Liutyi, Bars e Sichen, oltre ai missili da crociera Flamingo e a un sistema denominato Pelican.
La presenza dei Flamingo conferma la crescente capacità ucraina di affiancare ai droni a lungo raggio sistemi missilistici prodotti internamente, ampliando progressivamente la profondità degli attacchi contro infrastrutture russe.
Il mistero del Pelican
Più incerta è invece la natura del Pelican.
Nelle prime ricostruzioni il nome è stato associato al nuovo missile balistico tattico FP-7 prodotto dall’industria ucraina. Anche alcune agenzie hanno riportato questa identificazione. Ma al momento non esiste una conferma definitiva che Pelican e FP-7 siano effettivamente lo stesso sistema.
L’Institute for the Study of War sottolinea che le fonti disponibili sono contraddittorie e afferma di non essere in grado di verificare indipendentemente l’impiego di missili FP-7 nell’attacco. Alcune fonti ucraine descrivono invece il Pelican come un drone d’attacco di tipo aeronautico.
Un dettaglio tecnico, ma tutt’altro che secondario: se venisse confermato l’impiego operativo di un nuovo missile balistico ucraino, rappresenterebbe un ulteriore passaggio nell’evoluzione dell’arsenale a lungo raggio di Kyiv.
Una guerra sempre più lontana dal fronte
L’attacco è avvenuto mentre in Russia si concludevano le elezioni parlamentari. Sobyanin ha sostenuto che l’obiettivo dell’operazione fosse anche quello di interferire con il voto, una lettura avanzata dalle autorità russe e non verificata indipendentemente.
Al di là delle dichiarazioni propagandistiche delle due parti, il dato militare appare più chiaro: la distanza geografica dal fronte protegge sempre meno le infrastrutture strategiche.
Mosca e Kyiv stanno conducendo una crescente campagna di attacchi a lungo raggio contro infrastrutture, logistica ed energia dell’avversario. Nelle stesse ore, infatti, l’Ucraina ha continuato a subire attacchi russi: secondo le autorità ucraine, un bombardamento nella regione di Kyiv ha provocato la morte di una madre e dei suoi figli.
La notte di Mosca mostra così una delle trasformazioni più rilevanti del conflitto: accanto alla guerra terrestre combattuta lungo oltre mille chilometri di fronte, si sta consolidando una seconda guerra, fatta di droni, missili e attacchi in profondità contro il sistema industriale ed energetico dell’avversario.
E la capitale russa, ormai, non ne è più al riparo.



























