Lettere patriottiche – Il pianto di Scipione

Si, ciò è bello, ma non so come io temo e ho il presentimento che un altro abbia a dare per la nostra patria la stessa notizia”.

Roma ha appena sconfitto Cartagine. Le rovine della città fumano rase al suolo dall’avanzata romana. Quello che, però, sconvolge è l’atteggiamento di uno dei protagonisti dell’avvenimento. Piangere sulla tomba del nemico è un atto quanto mai strano, non di certo usuale. In questo caso, Scipione Emiliano prende per mano lo storico Polibio e gli pronuncia le parole sopra riportare nelle Istoriai, la macro – opera dello storico greco. Delle parole dure quelle del condottiero romano, pesanti, dal presagio nascosto e, oserei affermare, assolutamente oscure. Insomma, Scipione piange rivedendo, quasi fosse un flash forward, la sua Roma molti anni dopo, la città sotto il cui vessillo aveva combattuto a lungo. Per la quale città, Scipione aveva quasi perso la vita. Eppure, con gli occhi lucidi di un fervente patriota moderna, non si può non lodare questo lungimirante pensiero di Scipione.

A tal proposito mi torna alla mente un esempio che, con la Storia e la politica non centra ma che – tuttavia -, potrebbe essere utile al fine di comprendere meglio questo momento cruciale. Il pluricampione del mondo di Formula 1, Niki Lauda, affermava sempre che, una volta terminato un campionato, la sua attenzione andava tanto ai vincitori quanto, nel caso fosse stato lui il campione, ai vinti. Nel film Rush, molto romanzato ma abbastanza fedele, il pilota austriaco afferma che: “la felicità è nostra nemica”. La vita non può rivelarci quando saremo noi a soccombere sotto i colpi della mala sorte e quando, invece, ne godremo dei suoi frutti. E’ giusto, certamente, vivere la vita seguendo il carpe diem idilliaco. E’, però, altresì giusto non abbassare mai la guardia, come il migliore dei soldati è, ormai, avvezzo a fare.

Bisogna conoscere il futuro ed essere pronto ad affrontarlo. E non c’è modo migliore per prepararsi a tutto questo se non fronteggiando in prima persona il pericolo. Dove può l’uomo sveglio trovare questo pericolo ? Nel vinto, nei suoi occhi, nei suoi sentimenti. Personificandosi all’interno di quella persona che, per un momento, non ha raggiunto il suo apice. Culmine che, invece, abbiamo raggiunto noi, vincitori. Almeno fino ad allora.

Tommaso Lunardi
Nato a Padova nel 1998, è attualmente studente di Scienze della Comunicazione all'Università di Verona. Ha collaborato con altre riviste del settore tra cui Il Primato Nazionale. Ama la letteratura classica e moderna, la storia, il giornalismo e la scrittura. È anche un grande appassionato di motorsport e di musica, in particolare heavy metal. Sempre pronto all'azione.

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