Un ragazzo vestito da boia, passamontagna nero sul volto, un’ascia di cartone in mano. Davanti a lui una riproduzione di ghigliottina. Nel pertugio, il volto disegnato del presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La lama scende. La “testa” cade in una cesta tra alcune esultanze.
È il contenuto di un video circolato sui social e condiviso da Fratelli d’Italia, che denuncia quanto accaduto durante il “Carnevale popolare” di Reggio Emilia, svoltosi sabato 28 febbraio.
La denuncia di Fratelli d’Italia
Il partito della presidente del Consiglio ha pubblicato le immagini accompagnandole con una presa di posizione netta:
«Ecco come certi centri sociali promuovono valori come tolleranza e rispetto di cui tanto si vantano. Quello andato in scena a Reggio Emilia durante il carnevale è uno spettacolo degradante che non diverte nessuno. La loro violenza, seppur simbolica, è il segno di un vuoto politico e culturale che provano a riempire con l’odio. Vergognatevi e chiedete scusa».
Parole che spostano il tema dal singolo episodio al clima politico che lo rende possibile.
Non è satira, è un messaggio politico
Nel filmato si vede chiaramente la messinscena: una ghigliottina artigianale, una sagoma con il volto della premier, vernice rossa a simulare il sangue, una cesta pronta a raccogliere la testa dopo la caduta della lama.
Non si tratta di una vignetta, non di una caricatura, non di una battuta. È la rappresentazione di una esecuzione.
La satira, quando esiste, colpisce il potere con l’ironia. Qui siamo davanti a un’altra cosa: una simulazione di decapitazione pubblica, con tanto di pubblico che assiste.
La normalizzazione dell’odio
Il punto politico non è il cartone o la teatralità. Il punto è la normalizzazione del gesto. La trasformazione della violenza simbolica in intrattenimento. La legittimazione culturale di un linguaggio che evoca l’eliminazione fisica dell’avversario.
Quando si mette in scena la decapitazione del presidente del Consiglio della Repubblica italiana, non si sta “facendo folklore”. Si sta lanciando un messaggio.
Ed è su questo che Fratelli d’Italia ha scelto di intervenire pubblicamente.
Perché il confine tra provocazione e incitamento non è una questione estetica. È una questione politica e culturale.

























