Movimento 17 ottobre, indagato Siher. Crosetto: «Non un emarginato»

Il presunto promotore della pagina social ha collaborato con il “Fatto Quotidiano” e con l’Ispi. Piantedosi elogia gli investigatori: «Non saranno possibili zone franche».

Un giornalista freelance con esperienze nella ricerca geopolitica e collaborazioni con testate nazionali. È questo il profilo di Youssef Siher, il trentenne individuato dagli investigatori come presunto promotore della pagina Instagram del Movimento 17 ottobre e sentito dalla polizia a Milano. Secondo l’aggiornamento diffuso dall’Ansa nel pomeriggio del 24 ottobre, è indagato per istigazione a delinquere aggravata. La sua posizione resta al vaglio degli inquirenti. 

Sull’operazione intervengono il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il ministro della Difesa Guido Crosetto. Entrambi ringraziano la Polizia di Stato. Crosetto, però, mette al centro un elemento preciso: il percorso professionale dell’uomo sul quale si stanno concentrando le indagini.

Crosetto: «Ha frequentato il gotha dell’intelleghentia italiana»

«Non un emarginato ma una persona molto introdotta e che aveva avuto molte più occasioni di lavoro e collaborazioni di gran parte dei suoi coetanei», scrive su X il ministro della Difesa, secondo quanto riportano concordemente le agenzie. Poi aggiunge: «Da quotidiani ad enti pubblici, ha frequentato il gotha dell’intelleghentia italiana. E si sono visti i risultati».

Il bersaglio politico del ragionamento è riconoscibile: la lettura della radicalizzazione come conseguenza inevitabile dell’esclusione sociale. Crosetto richiama invece le opportunità e le relazioni professionali avute dal presunto promotore del movimento.

Il curriculum, naturalmente, non dimostra una responsabilità penale. Consente però di discutere una questione politica: istruzione, accesso al dibattito pubblico e occasioni professionali non bastano, da soli, a garantire il rispetto delle regole della convivenza civile.

Le collaborazioni con il “Fatto Quotidiano” e l’Ispi

Siher ha collaborato con il “Fatto Quotidiano”. Le agenzie riferiscono di uno stage e di una successiva attività di collaborazione; le ricostruzioni fornite non coincidono sulla data della sua conclusione.

Il profilo pubblicato sul sito dell’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale, lo presenta come ricercatore tirocinante presso l’Osservatorio sul Medio Oriente e Nord Africa. Indica tra i suoi interessi l’Islam politico, i movimenti politici islamici e il rapporto tra Islam e nazionalismo arabo. Il sito ospita inoltre suoi contributi dedicati alla regione. 

Sono elementi utili a ricostruire il percorso dell’indagato. Non attribuiscono alle istituzioni o alle testate con cui ha lavorato alcuna responsabilità per le condotte oggetto degli accertamenti.

Secondo askanews, Siher è stato rintracciato nell’abitazione di un’amica a Milano. L’agenzia riferisce di perquisizioni sia in quell’appartamento sia nell’abitazione dei genitori nel Bresciano. 

Piantedosi: «Nessuna zona franca»

Piantedosi collega l’individuazione del trentenne all’attività investigativa sulla rete social del Movimento 17 ottobre. Nel messaggio riportato dalle agenzie, il ministro descrive Siher come vicino alla galassia propalestinese e con contatti negli ambienti antagonisti. Secondo la ricostruzione esposta dal titolare del Viminale, il profilo Instagram veniva utilizzato per organizzare azioni violente nelle principali città italiane.

Il ministro elogia quindi le capacità degli investigatori e rivendica la risposta dello Stato: «Non saranno possibili zone franche». Un avvertimento rivolto, prosegue Piantedosi, a chi pensa di organizzare aggressioni e rivolte nascondendosi dietro un passamontagna o l’anonimato dei social.

Sul piano giudiziario resta essenziale distinguere le contestazioni dagli accertamenti definitivi: Siher è indagato, non condannato, e il suo eventuale ruolo dovrà essere dimostrato. L’individuazione del presunto promotore della pagina non equivale neppure ad attribuirgli automaticamente la responsabilità degli scontri precedenti.

La linea politica espressa dal governo è comunque chiara: impedire che le piattaforme digitali diventino strumenti per preparare violenze contando sull’impunità. Difendere il diritto di manifestare richiede anche questo: proteggere le piazze da chi vuole trasformarle in luoghi di intimidazione, dove a pagare sono cittadini, commercianti e forze dell’ordine.

Resta aggiornato

Invalid email address
Promettiamo di non inviarvi spam. È possibile annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.
Redazione
Redazione
La Redazione de La Voce del Patriota

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Leggi anche

Articoli correlati