Gioia, felicità, evviva evviva! Questa settimana riapre, dopo troppi anni di chiusura, lo storico Teatro Valle, un gioiello che Roma custodisce tra le vie del Rione Sant’Eustachio da quasi 300 anni e che tornerà a splendere dopo un restauro conservativo della sala storica e un riammodernamento di impianti e strumentazione tecnica.
Pensate, la serata inaugurale rievocherà uno dei giganti della drammaturgia, Luigi Pirandello, e la prima dello spettacolo “Sei personaggi in cerca d’autore”, andata in scena proprio al Valle nel 1921.
Niente stupidaggini woke, dunque, né roba strampalata senza capo né coda o stranezze architettoniche che violentano la storia dell’edificio, magari figlie di qualche artista pazzoide- incompreso del solito circolino sinistroide. Giusto? Ovviamento no, sbagliato.
Proprio quando ci stavamo convincendo che il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri ne avesse imbroccata una giusta, veniamo a sapere che una parte del teatro è stata dedicata a chi lo occupò abusivamente per 3 anni, cioè da giugno 2011 ad agosto 2014.
Ma certo! Una bella scalinata di marmo grigio continuerà ad avere disegnate sopra slogan di color rosa shocking, ad imperitura memoria della gloriosa “esperienza” che fu.
Perché per il Sindaco Gualtieri anni di occupazione di uno spazio pubblico furono in realtà, parole sue, “una stagione di sperimentazione a cui parteciparono tanti grandi artisti”, da qui la decisione di “ricordare anche quella fase importante di vita del Valle non cancellandone alcune tracce”.
Capito il discorso? Alla Roma targata PD non basta più difendere e coccolare gli occupanti di stabili ed edifici pubblici e privati come fatto ad esempio con lo Spin Time, adesso ne celebra anche le gesta, difendendo gli scarabocchi dipinti su pietra storica come prova del loro sacro passaggio. E non importa se c’è chi, come Federico Mollicone, ha ricordato invece quanto “proprio quell’occupazione contribuì alla devastazione del teatro”; non importa nemmeno delle decine di associazioni culturali in attesa da anni di spazi liberi per fare attività.
L’unica e inappuntabile regola che la sinistra romana sembra avere a cuore è la seguente: davanti alla prepotenza rossa l’istituzione, quale che sia, si può solo piegare. Forse per complicità ideologica o per opportunità politica.
O forse solo perché fra qualche mese Gualtieri dovrà affrontare un’altra campagna elettorale e questa marmaglia progressista protetta e addirittura lodata, oltre che continuare ad occupare, purtroppo, voterà pure.
E ad occhio e croce possiamo già intuire a favore di chi.



























