Si vis pacem, para bellum: la storia non è cambiata

Nel giugno dello scorso anno ho avuto la fortuna di conoscere il professor Stefan Auer, titolare della cattedra Jean Monet presso l’Università di Hong Kong e decano della sua Scuola di Lingue e Culture Moderne, quando sono stato invitato a un seminario a Madrid organizzato dal Real Instituto Universitario de Estudios Europeos dell’Università San Pablo CEU. Auer sta per pubblicare un nuovo libro, *Europe at War – The Fight for the EU’s Future* (L’Europa in guerra – La lotta per il futuro dell’UE), in cui analizza le conseguenze della guerra in Ucraina per il futuro del continente. In attesa che Auer pubblichi il suo libro, ho recuperato e aggiornato un articolo che avevo scritto all’epoca, ma che non era stato pubblicato perché non in linea con la linea editoriale della testata per cui scrivevo abitualmente.

«Carl Schmitt a Bruxelles: l’Unione Europea, la guerra russo-ucraina e il ritorno della geopolitica»: con questo titolo, Auer ha esposto una serie di considerazioni sulla controversa figura di Carl Schmitt e sull’attualità di alcune delle idee del filosofo tedesco, che Auer ha definito «un essere umano orribile, ma brillante come teorico della guerra e delle relazioni internazionali». È proprio in questo senso che la figura di Schmitt acquista importanza oggi, specialmente quando la sua visione è condivisa da personaggi come Vladimir Putin.

Nel novembre del 2022, Vladimir Putin ha incontrato le madri di alcuni soldati caduti nella cosiddetta “Operazione militare speciale”: “Questi giovani non hanno avuto una morte inutile, come degli alcolizzati; sono morti per la patria. Un giorno tutti lasceremo questo mondo, è inevitabile. La domanda è: come viviamo? Per alcune persone non è chiaro se vivano o meno; perché muoiono? Per la vodka? Ma i vostri figli hanno vissuto davvero, non hanno abbandonato la vita per nulla. Lo capite? La loro vita era importante». Da queste parole emerge chiaramente l’alta considerazione che il presidente russo nutre per i suoi compatrioti; i russi sono un popolo di alcolisti la cui morte come carne da cannone nei campi e nelle città dell’Ucraina serve a uno scopo, il suo, e per realizzarlo possono morire a centinaia di migliaia. Tuttavia, come ha sottolineato Auer, il sacrificio dei figli per la patria è profondamente europeo e risale ai tempi dell’antica Roma, quando a Bruto vengono portati i corpi dei suoi figli, che hanno dovuto morire perché avevano tradito la Repubblica. Con tutte le differenze rispetto ai romani, Putin dà un senso alla vita e alla morte dei russi nella guerra in Ucraina.

«La mobilitazione nazionalista e patriottica è molto importante e, insieme all’incentivo economico, sta funzionando per Putin, cosa che mi dispiace perché non sono un sostenitore della Russia. Ma abbiamo un problema in Occidente, in Europa, perché mentre Putin abbraccia la guerra come una crociata, una strategia simile è impossibile per gli europei», ha sottolineato Auer, anche se un anno dopo gli incentivi economici, e ancor meno il patriottismo, non bastano più a sostenere il reclutamento russo. Ma in Occidente, dopo decenni di pacifismo e stigmatizzazione del patriottismo, la maggior parte dei giovani europei non è disposta a impugnare le armi. In Germania, che ora cerca di riarmarsi e militarizzarsi, si prevede di arruolare 30.000 soldati all’anno (il numero di soldati russi che cadono ogni mese in Ucraina), ma solo il 23% dei giovani tedeschi sembra disposto a difendere il proprio Paese. Di fatto, le proposte di reintrodurre il servizio militare sono state accolte con manifestazioni di protesta. Il resto dell’Europa occidentale non se la passa molto meglio e, ad eccezione dei finlandesi, in nessun paese si supera il 50%.  

La grande eccezione, ovviamente, sono gli ucraini, che possiedono un vero sentimento nazionale e un forte attaccamento alla propria cultura, libertà e indipendenza e che, nonostante le circostanze più avverse, continuano a resistere sia al fronte che nelle retrovie. Gli ucraini vedono il futuro della loro nazione nel contesto europeo, ma l’UE sostiene un progetto profondamente antinazionale e non è stata concepita per formare una sorta di Stato secondo il concetto di Schmitt. «Tuttavia», ha sottolineato Auer, «politici come Josep Borrell o Ursula von der Leyen sembrano esercitare pressioni in tal senso. Sono originario della Repubblica Ceca e ben consapevole che bisogna fermare l’imperialismo russo; la domanda è: Borrell e von der Leyen possono fermare l’imperialismo russo? No, perché l’UE non è un’alleanza militare e non può diventarlo; ciò che hanno fatto è stato creare false speranze, cosa molto pericolosa in una guerra».

«Putin mente quando definisce la guerra una “operazione militare speciale”, ma, allo stesso tempo, le élite europee, così come ha fatto l’amministrazione Biden, mentono quando parlano di “lotta esistenziale per l’Occidente” e non forniscono all’Ucraina le armi di cui ha bisogno per vincere la guerra. Sono state fatte molte promesse, ma sono mancate le azioni». Per Auer, sono gli Stati-nazione e non un’entità sovranazionale, come ora concepiscono l’UE le élite di Bruxelles, gli unici in grado di affrontare una minaccia militare perché per farlo dispongono di uno strumento molto più efficace, la NATO, creata «per sfruttare le forze degli Stati-nazione partecipanti, invece di costruire un nuovo spazio in cui la sovranità non ha spazio; infatti, la politica post-sovranità non può difendersi da sola di fronte a un paese imperialista e aggressivo come la Russia».

In quel momento, è stata sollevata, ancora una volta, l’idea di un esercito europeo derivante dalla concezione dell’UE come super-Stato, un’idea che per Auer è assurda: «L’UE non può funzionare come attore di sicurezza perché esistono profonde divisioni tra gli Stati membri su come affrontare la Russia. Ricordiamo che nel 2014, dopo la vittoria della rivoluzione filoeuropea in Ucraina contro il regime corrotto filo-russo, vedevamo bandiere dell’Unione Europea sul Maidan. Poi sono seguite l’annessione della Crimea e il conflitto nell’Ucraina orientale. Due settimane prima dell’inizio dell’invasione nel 2022, non c’erano bandiere dell’UE nel parlamento ucraino; c’erano quelle della NATO, degli Stati Uniti, del Canada e dei paesi che potevano aiutare l’Ucraina contro la Russia, ma non c’erano né quella tedesca né quella francese, paesi che in quel momento si allineavano in una certa misura con Putin». Non esiste uno Stato europeo, tanto meno nella definizione di Stato di Schmitt; pertanto, non può esserci un esercito europeo e l’UE non può diventare un attore militare: «Von der Leyen può praticare la retorica del potere, ma non proietta quel potere».

«Bisogna tornare alla politica delle azioni e abbandonare la politica simbolica, e probabilmente non c’è un politico in Occidente che ricorra a questa “messa in scena” con tanta frequenza quanto Ursula von der Leyen», concludeva Auer. A più di un anno di distanza, il tempo gli ha dato ragione e le parole, le “profonde preoccupazioni” e le condanne, non sono accompagnate dalle azioni necessarie. Sono stati compiuti alcuni passi, sì, ma in generale insufficienti e lenti. Si è sprecato troppo tempo mentre la storia, in tutta la sua crudezza, ci scorre davanti. La nuova Guerra Fredda è uno scenario impossibile da negare, mentre la Russia mette alla prova più e più volte, con sempre maggiore audacia, la risposta della NATO al nostro confine orientale. Di fronte alla situazione creata da Donald Trump e dal suo accordo con Putin, l’Europa deve sviluppare la capacità di difendere i propri confini senza aspettare la cavalleria dello Zio Sam. Se vogliamo avere un ruolo nel mondo, dobbiamo abbandonare gli esperimenti – che siano ecologisti, arcobaleno o buonisti – e i discorsi vuoti. La nostra mancanza di proiezione di potere è la conseguenza dell’aver dimenticato da dove veniamo, soprattutto l’antica massima romana: «Si vis pacem, para bellum». Se vuoi la pace, preparati alla guerra. L’Europa ha passato troppo tempo a guardarsi l’ombelico e potrà decidere del proprio destino solo se le sue nazioni e le sue leadership, e non i suoi regolamenti e i suoi burocrati, torneranno ad essere forti.

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