Giorgia Meloni e la visione economica ed europea della destra

La premier Giorgia Meloni, intervenendo a Milano presso l’assemblea generale di Assolombarda, l’associazione delle imprese che operano nella Città Metropolitana di Milano e nelle province di Monza e Brianza, Lodi e Pavia, la più grande associazione territoriale di Confindustria, si è concentrata, vista la natura della platea, su temi economici, sull’andamento della crescita e il lavoro fin qui svolto dal Governo, e su visione, approccio e identità della destra di Fratelli d’Italia, la principale azionista dell’esecutivo in carica, circa il rapporto fra le imprese e lo Stato, e il ruolo economico e sociale della Unione Europea all’interno delle Nazioni del continente. La premier è nota per il suo pragmatismo, abbinato, certo, alla convinzione per determinate e radicate idee conservatrici, infatti, davanti agli imprenditori di Assolombarda non ha nascosto il problema di una crescita economica debole, ma allo stesso tempo ha rivendicato il fatto, evidente agli occhi di tutti noi, che l’economia italiana abbia retto l’onda d’urto delle numerose tensioni internazionali degli ultimi anni e delle loro conseguenze sul piano dei prezzi dell’energia. Nonostante le guerre in corso, i prezzi di gas e carburanti per autotrazione schizzati alle stelle, la spinta inflattiva mondiale e l’incertezza diffusa, che fa più danni di un aereo B 52 carico di bombe e missili, non si è verificata nessuna recessione e il PIL, seppure di poco, è sempre cresciuto. La premier Meloni ha infatti segnalato la concreta possibilità di una crescita economica dell’1% per il 2026. L’assemblea di Assolombarda è stata un’occasione per chiarire ancora il modo, attento all’interesse nazionale e lontano da complessi di inferiorità, con cui il Governo Meloni si interfaccia con la UE. Da Milano, il Presidente del Consiglio ha esortato tutto il continente a dare risposte strutturali al tema dell’energia per non restare in balìa dell’emergenza. Il Governo ha reagito con diverse misure all’aumento dei prezzi, stanziando oltre 60 miliardi di euro per proteggere gli italiani dal caro energia, ma si è trattato spesso di una gestione dell’emergenza e servono invece, per superare le crisi globali e farsi trovare pronti davanti agli shock economici, risposte strutturali di lungo periodo. In ogni caso, sia per l’immediato che in prospettiva, il Governo Meloni non è mai rimasto con le mani in mano e la premier ha ricordato la riduzione degli oneri in bolletta, l’eliminazione del differenziale tra il prezzo del gas italiano e quello europeo, e strumenti come il gas release e l’energy release. Si è intervenuto con il taglio delle accise, le accise mobili e l’abolizione del bollo auto per una parte consistente delle vetture circolanti. Vi è stato l’appello rivolto alle principali società energetiche a calmierare i prezzi e la risposta delle compagnie è stata positiva. Finalmente, l’Italia ha un governo che è impegnato nel rilancio della produzione nazionale di petrolio e gas, e ritiene che non sia sensato comprare a migliaia di chilometri quando una percentuale del fabbisogno può essere estratta nel territorio della Penisola. Il ritorno del nucleare e la diversificazione di fonti e fornitori compongono, con lo sfruttamento delle risorse italiane, il disegno indirizzato a cambiamenti strutturali sul lungo periodo e all’abbandono della logica solo emergenziale. L’Italia non partecipa alla vita europea per dire sempre di sì e ha il diritto-dovere di sottolineare in tutte le sedi possibili le cose che non vanno. Al prossimo Consiglio UE, ha garantito Giorgia Meloni agli imprenditori di Assolombarda, l’Italia riproporrà la questione della flessibilità. La Unione Europea deve tenere conto degli effetti prodotti dalle tensioni internazionali come la guerra in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz sui prezzi dell’energia e l’inflazione, e non può ignorare che gli attuali piani di bilancio nazionali si basino su una inflazione antecedente la crisi di Hormuz e quanto sta succedendo nel Mar Rosso, quindi, assai più bassa di quella corrente. Giorgia Meloni, spiegando molto bene quale sia la visione conservatrice di Fratelli d’Italia in economia, ha affermato di agire per uno Stato alleato di chi produce e lavora, delle imprese e dei lavoratori. L’industria ha bisogno di uno Stato che accompagni, che la consideri un alleato e non un mero soggetto da tassare, controllare o addirittura ostacolare. Se l’Italia è autorevole nel mondo, nonostante tutte le folate di vento sfavorevole, ciò è merito dei suoi imprenditori e dei suoi lavoratori, e il Presidente del Consiglio, riconoscendo l’altissimo valore di famiglie e imprese per il successo di questa Nazione, ha assicurato la platea di Assolombarda che la linea del Governo è e sarà quella di esserci quando serve e di lasciare lavorare il mondo produttivo perché il migliore aiuto a chi produce è non mettersi di traverso. Un abisso rispetto alla mentalità punitiva e da polizia fiscale di sinistre e tecnocrati. 

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Roberto Penna
Roberto Penna
Roberto Penna nasce a Bra, Cn, il 13 gennaio 1975. Vive e lavora tuttora in Piemonte. Per passione ama analizzare i fatti di politica nazionale e internazionale da un punto di vista conservatore.

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