“Sul referendum per la separazione delle carriere si sta consumando l’ennesima battaglia ideologica della sinistra, che pur di difendere un sistema opaco preferisce dire No a una riforma di buonsenso”. Così Daniela Dondi, deputato di Fratelli d’Italia e componente della commissione Giustizia della Camera. “La separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici è una riforma di civiltà giuridica presente in molte democrazie avanzate. Solo in Italia la sinistra continua a difendere un modello che confonde i ruoli e indebolisce la percezione di terzietà del giudice. Evidentemente c’è chi preferisce conservare equilibri interni piuttosto che garantire ai cittadini un processo davvero equo”. Secondo Dondi, l’opposizione al Sì è frutto di una scelta politica chiara: “La sinistra parla di tutela dell’autonomia della magistratura, ma in realtà difende un sistema che nel tempo ha generato ambiguità e squilibri. Separare le carriere non significa indebolire la magistratura, ma rafforzarla, rendendo netta la distinzione tra chi accusa e chi giudica”. “Chi dice No – prosegue – manda un messaggio preoccupante: va bene così, non cambiamo nulla. Noi invece crediamo che la giustizia debba evolversi, diventare più trasparente e più credibile agli occhi dei cittadini. Non si può continuare a ignorare una richiesta di riforma che arriva da anni dal mondo accademico, dall’avvocatura e da una parte consistente dell’opinione pubblica”.
“Votare Sì – conclude Dondi – significa scegliere una giustizia moderna, imparziale e realmente garantista. Chi si oppone lo fa per calcolo politico. Noi lo facciamo per rispetto dei cittadini e dello Stato di diritto”.

























