Il fragrante filo rosso del fritto che unisce l’Italia a Carnevale

Mettiamo un attimo da parte i buoni propositi dell’anno nuovo. Dimentichiamo le diete che ci siamo imposti per smaltire i chiletti di troppo presi durante le festività natalizie.

Scordiamoci della fatidica prova costume.

Oggi parliamo dei dolci fritti carnevaleschi! Sono tante le specialità che si possono assaggiare in Italia seguendo il fragrante fil rouge del fritto.

Castagnole: diffuse in tutta Italia; fanno parte della tradizione culinaria ligure, emiliano-romagnola, marchigiana, laziale, umbra meridionale (con la variante detta “strufoli di ” nell’Umbria settentrionale), abruzzese, veneta, lombarda. Impastati gli ingredienti principali uova, zucchero, farina e burro si formano delle palline che vengono poi fritte in bollente. Vengono servite con zucchero a o, in alcune varianti, anche con alchermes o miele. Ne esistono quattro varianti: una senza ripieno ed un’altra con ripieno alla crema pasticcera o alla panna. Un’altra variante si fa con farina, lievito, uova con rum e liquore per farle diventare palline come un dolce alla spugna perché all’interno del impasto diventa più soffice, un’altra variante con ripieno al cioccolato o al fondente anche al cioccolato bianco. Altra variante è quella che prevede la cottura al forno (ma si sa, non saranno mai buone come quelle fritte!)

Le Castagnole hanno origini antiche, ma non antichissime, secondo le fonti pervenuteci; infatti, oltre ai più moderni ricettari ottocenteschi, sono presenti ben quattro ricette diverse, che portano il nome di Castagnole (di cui una con cottura al forno), già in un manoscritto di fine ‘700, trovato da Italo Arieti negli Archivi di Stato della città di .

Ma si suppone che, di castagnole, si parlasse già nel 1692, attraverso le ricette del Latini, cuoco, tra gli altri, della casa reale dei D’Angiò, e nel 1684, con il Nascia, cuoco della Casa dei Farnese.

Fritola: molto diffuse in , sono il dolce carnevalesco più amato. Preparate con una pastella di farina, uova, e zucchero, uvetta sultanina, pinoli, vengono fritte e servite con una spolverata di zucchero semolato. Esiste anche la variante veronese preparate senza pinoli ed arricchite con mele e grappa. Al posto della farina si possono usare il semolino o la polenta.

Caragnoli e Rosacatarre: sono dolci riconosciuti come PAT (prodotti agroalimentari tradizionali) tipici del basso Molise, preparati per le festività Natalizie e per il cui impasto a base di farina, uova e viene avvolto a forma di elica e fritto, quindi ricoperto di miele.

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