Prosecco: il tesoro di Conegliano e Valdobbiadene

di Luca Apolloni

Il Prosecco ormai è conosciuto in tutto il mondo. A oggi è vino italiano più esportato all’estero. La zona di Conegliano e di Valdobbiadene è un’area ristretta a ridosso della catena montuosa alpina.  La conformazione del territorio delle Prealpi venete ha un aspetto unico, quasi magico, dove i continui filari di vigne sembrano pettinare i colli. Questa è la terra del celebre Prosecco e le aree di Conegliano e di Valdobbiadene sono il suo regno.

Enoturismo sulle colline del Prosecco

Tante sono le cantine che accolgono gli avventori con calore e gentilezza, e in tutte c’è sempre un addetto che spiega la storia del prosecco, il metodo di produzione, la distinzione del prodotto in basse alla percentuale di zucchero, e in fine la degustazione. Le bottiglie sono in vendita, naturalmente, se la prova incontra i gusti dell’enoturista.

Un po’ di storia sul Prosecco

Nel 1754 si ha la prima citazione del termine “Prosecco”. Si trova nell’opera dal titolo “Il Roccolo” di Aureliano Acanti, pseudonimo di Valeriano Canati, sacerdote dell’ordine dei teatini vissuto a Vicenza nel corso del XVIII secolo. Ecco la citazione contenuta all’interno del poema: “Ed or ora immolarmi voglio il becco con quel meloaromatico Prosecco…”

Negli anni ’30 del secolo scorso si definiscono i confini geografici dell’area di coltivazione e produzione del Prosecco, quella che oggi indichiamo con sigla DOCG, Denominazione di Origine Controllata e Garantita, il Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG.

Nel 1962, undici produttori costituiscono il Consorzio di Tutela del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene.

Nel 1969 viene riconosciuta la sigla DOC nei 15 paesi della zona Conegliano-Valdobbiadene.

E infine, nel 2009 il Prosecco Conegliano-Valdobbiadene diventa la 4° DOCG italiana.

 

Metodo veloce ed economico per il Prosecco

Il metodo usato per la produzione del Prosecco è veloce ed economico. Inventato nel 1895 da Federico Martinotti, poi migliorato e brevettato dal francese Eugène Charmat. Il metodo di Martinotti, infatti, è chiamato con il nome Martinotti-Charmat o Charmat. Si basa sulla doppia fermentazione. In questa fase, si aggiungono lieviti, tagli con vini di altre annate o aggiunta di uve di altri vitigni e la quantità di zucchero desiderato, da cui la suddivisione indicata nel grafico sottostante. Il mosto, della prima fermentazione, viene fatto rifermentare in un serbatoio chiuso, un autoclave pressurizzato, a una temperatura non inferiore ai 20°. Il mosto è lasciato nell’autoclave per 15-20 giorni. Il Prosecco è pronto per la commercializzazione dopo soli 6 mesi dalla raccolte delle uve, tempi impossibili con il Metodo Classico, a fermentazione in bottiglia, adottato per la produzione dello Champagne, Trento Doc e Franciacorta.

Il successo del Prosecco è sicuramente il rapporto qualità-prezzo del prodotto, infatti, il numero di bottiglie di Prosecco vendute nel mondo, supera quello dello champagne, che però, vista la differenza di prezzo dei due spumanti, non primeggia nel fatturato.

Quanto zucchero nel Prosecco?

Sull’etichetta delle bottiglie di vino spumante, come il Prosecco e lo Champagne, abbiamo sempre notato delle diciture del tipo “brut” o “extra-dry”. È una classificazione che riguarda la percentuale di zucchero contenuta nella bevanda. Ecco la suddivisione:

 Residuo zuccherino
Brut nature, pas dosé, dosage zéro < 3g/l (non hanno subito aggiunta di zucchero dopo la fermentazione)
Extra brut tra 0 e 6 g/l
Brut < 12g/l
Extra-dry tra 12 e 17 g/l
Dry tra i 17 e i 32 g/l
Demi-sec tra i 32 e i 50 g/l
Dolce > 50 g/l

 

Osteria senz’oste

Un’azienda agricola che si distingue dalle altre nell’area è l’Osteria senz’Oste; prosecco e prodotti gastronomici locali si possono acquistare alla cassa automatica posta all’interno del casolare. L’ingresso è libero e lungo in percorso panoramico all’interno dei vigneti, sono a disposizione delle aree di appoggio, dove gustare un bicchiere di prosecco accompagnato con il formaggio e il salame. Il tragitto panoramico termina alla Cima Cartizze, e da qui, la vista è indimenticabile.

Particolare da sapere sulle vigne del Prosecco

Se uno osserva bene, all’inizio di ogni filare viene posta una pianta di rose. Non è messa lì per caso o solo per amore per questo fiore. Il motivo della sua presenza è dovuto dalla sua funzione di sentinella. Se le rose sono attaccate dai parassiti, il viticoltore ha il tempo per salvare la sua vigna da quest’insetti.

Aggressione al nome Prosecco

Il è sempre stato oggetto di imitazione o di discredito perché il prodotto italiano è indice di qualità e di bontà, soprattutto nel settore agro-alimentare. Rappresentativo è stato l’attacco subdolo pianificato nel 2017 dall’associazione di London Centre for Cosmetics Dentistry. Commissionò uno studio di ricerca con il quale si dichiarava che lo zucchero, l’acidità e l’alcol contenuto nel Prosecco, fossero i responsabili dell’aumento delle carie nella popolazione adulta britannica. Si prospettava anche la causa della caduta dei denti. Tutto falso. Lo studio si basava su dati scientifici farlocchi. Il motivo di tale accanimento fu un mero atto di protezionismo della birra, bevanda tradizionalmente nazionale. L’industria della birra di oltre manica è spaventata dei nuovi gusti dei britannici, infatti, il consumo di Prosecco in Gran Bretagna si aggira su oltre 40milioni di litri l’anno, e il gradimento nella popolazione è ancora in forte crescita.

Un’altra vicenda fu, sul finire del 2021, l’avvio della procedura di riconoscimento, da parte dell’Unione Europea, del brand croato “Prosek”. Il regolamento UE in materia stabilisce che le denominazioni di origine (Doc) e le indicazioni geografiche protette (Igp) devono essere tutelate da ogni abuso, imitazione o evocazione, anche quando il nome viene tradotto in altre lingue. Inoltre, nel 2009, è stato aggiunto nel regolamento anche la tutela dell’origine geografica. Infatti, esiste il paesino chiamato, appunto, Prosecco. Si trova nel Friuli Venezia Giulia, l’altra regione italiana di produzione del Prosecco. La questione si chiuse con la conferma che il Prosecco è un vino spumante esclusivamente italiano.

 Colline del Prosecco Patrimonio dell’Umanità

L’Italia offre tanti posti da visitare tra cui le Colline di Conegliano e Valdobbiadene. L’UNESCO, nel 2019, le ha inserite nell’elenco dei siti Patrimonio dell’Umanità. È una tappa obbligata anche per un astemio, e magari tornando da una vacanza sulle Dolomiti, lì vicine, anch’esse, tra l’altro, facenti parte dei siti tutelati dall’UNESCO.

Redazione
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La Redazione de La Voce del Patriota

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