Continua la battaglia di Sigfrido Ranucci. Così come continua il tour di presentazione della sua ultima opera letteraria, insieme alle indagini degli inquirenti. Una battaglia che, secondo il giornalista, si estende fino al sub-continente indiano: “Mi ha sorpreso che in Pakistan hanno parlato del mio caso: in Pakistan si sono posti il problema della libertà di stampa e in Italia questo dovrebbe farci riflettere”. Un misto tra esaltazione del sé, vittimismo cronico e tipico della sinistra e una continua colpevolizzazione della Rai. A un certo punto la domanda sorge spontanea: ma Sigfrido Ranucci sta parlando veramente di Report o sta parlando solo di Sigfrido Ranucci?
Ma oltre all’ultima, strana e inaspettata uscita sul Pakistan, in realtà andando a ritroso le dichiarazioni di Ranucci raccontano una personalità ormai nel pieno di sé. Basta vedere lo scontro con Salvo Sottile. Il giornalista Rai ha tenuto a far notare la “doppia morale” del suo collega: “Per anni Report ha costruito inchieste partendo da fotografie, telefonate, cene, strette di mano, amicizie, rapporti personali. Mai per dimostrare automaticamente un reato. Sarebbe ingiusto dirlo. Ma certamente per suggerire un contesto, lasciare una domanda sospesa, accompagnare il telespettatore verso un dubbio. È sempre stato il marchio di fabbrica della trasmissione. Ricostruire reti di relazioni. Seguire i fili. Lasciare che siano le frequentazioni a raccontare qualcosa. Benissimo. Ma allora quel metodo deve valere sempre. Perché se una cena racconta qualcosa quando riguarda un politico, un magistrato o un imprenditore, racconta qualcosa anche quando riguarda un giornalista. Se invece improvvisamente le frequentazioni diventano un fatto rigorosamente privato solo perché appartengono al conduttore di Report, allora non siamo più davanti al garantismo. Siamo davanti al garantismo selettivo, che è il peggior nemico del garantismo, quello che smette di essere un principio e diventa convenienza”. Parole che non sono piaciute né ai colleghi di Report che, secondo quanto raccontato dallo stesso Sottile, lo avrebbero insultato, né tantomeno a Ranucci, che ha difeso la sua (ex) squadra: “Per due mesi ha scritto e riportato articoli offensivi nei miei confronti, molti dei quali falsi, senza che nessuno dell’azienda dicesse nulla. Ieri si è preso un ‘vaffa’ da un mio collega perché si è avvicinato chiedendo ‘come va?’ a una redazione che si sente sotto attacco. Mi è sembrato un intervento sopra le righe, però ho visto che subito Fratelli d’Italia gli ha dato solidarietà: a me nessuno l’ha data nel corso di due mesi di insulti e propaganda”.
Continua la bagarre anche con altri colleghi. Dopo la rinuncia di Giulia Presutti alla conduzione di Report, sarà Claudia Di Pasquale ad affiancare Daniele Piervincenzi, su cui ha avuto da ridire. Ha avuto da ridire sulla decisione della Rai di sceglierlo come suo sostituto, ha ribadito i bassi ascolti fatto registrare da Piervincenzi nelle sue passate conduzioni, ha contestato il concorso pubblico che l’ha condotto in Rai sostenendo che era destinato ai Tg regionali e non ai programmi d’inchiesta. Diciamo, allora, che è un periodo no, in cui a Ranucci sembra non andare bene nulla. Alla fine, tra vittimismo, attacchi e autocelebrazione, resta una sola certezza: Ranucci sembra sempre più interessato a difendere sé stesso che a raccontare i fatti di un (finto) attentato su cui ci sono ancora troppe ombre.



























