Ceuta: Sanchez si preoccupi del terrorismo, non dell’Italia

Il Corriere della Sera riferisce di un dossier dei servizi segreti italiani, composto anche da informazioni condivise con i colleghi della intelligence spagnola, che sarebbe già sul tavolo della Presidenza del Consiglio e che segnala il pericolo del terrorismo islamista insinuatosi nella massa di clandestini che pochi giorni fa hanno preso di mira Ceuta, l’exclave di Madrid circondata dal Marocco. Viene indicata anche la presenza molto probabile di una regia, supportata inoltre dalla criminalità tristemente specializzata nel traffico di esseri umani nel Mediterraneo e in Nord Africa, che è stata artefice della prima massiccia invasione di Ceuta e sta programmando ora, attraverso un crescente passaparola sui social e su canali più nascosti del web, una nuova incursione di massa che potrebbe avverarsi da oggi al 15 agosto prossimo. Si parla di un blitz coordinato con l’ingresso nella exclave spagnola di 30mila persone o anche 50mila. Di fronte a quanto già successo e agli allarmi lanciati dalle intelligence italiana e spagnola, il Governo Meloni non può che mantenere la sospensione del Trattato di Schengen verso la Spagna almeno fino al 15 agosto e il ripristino dei controlli doganali per i cittadini di Paesi terzi provenienti da Madrid e dalle altre città iberiche. Nelle ondate migratorie irregolari di ampie proporzioni che hanno origine in Africa e in diversi Paesi a maggioranza musulmana, il terrorismo islamico si infiltra confidando nel caos prodotto dagli arrivi disordinati e imponenti di uomini, donne e bambini, e in controlli approssimativi dei Paesi ospitanti, magari impreparati a gestire l’emergenza. La questione degli islamisti che si disperdono fra i clandestini non viene certo scoperta solo oggi con Ceuta, ma essa costituisce un rischio concreto da molti anni, infatti, la destra italiana di Fratelli d’Italia, sia dai banchi della opposizione che dall’attuale cabina di pilotaggio della Nazione, si è sempre battuta per l’immigrazione regolata e limitata, al fine di togliere anzitutto ragioni di guadagno economico ai trafficanti di esseri umani, stabilizzare una volta per tutte il concetto di legalità, (nessuno può sperare e pretendere addirittura di stabilirsi dove gli pare nel mondo senza paletti e regole), e contrastare le infiltrazioni del terrorismo internazionale, provate dai servizi segreti circa Ceuta e anche in circostanze passate. Il Governo Meloni, negli ultimi quattro anni, è passato dalle lotte della destra di opposizione ai fatti concreti e mirati a gestire, non a subire, l’immigrazione. Citiamo brevemente gli accordi stretti con i Paesi di partenza dei cosiddetti barconi, Tunisia e Libia, e i centri in Albania, che hanno ridotto in maniera sensibile gli arrivi illegali in Italia. La premier Giorgia Meloni, insieme alla sua omologa danese Mette Frederiksen su Instagram, ha ribadito poche ore fa la linea dell’Italia, a difesa dei confini europei e contro l’immigrazione incontrollata. Mette Frederiksen non è una pericolosa conservatrice o sovranista, ma socialdemocratica e di sinistra, ispirata al buonsenso evidentemente. Gli irresponsabili di sinistra, quelli delle porte e dei porti aperti come Pedro Sanchez e la nostra Elly Schlein, imparino dalla leader dei socialdemocratici di Danimarca. Il primo ministro socialista spagnolo, soprattutto, vada a lezione a Copenaghen e legga con molta attenzione i report della intelligence di Madrid, ancor prima delle informazioni dei servizi segreti italiani, riguardanti tutti i pericoli ai quali va incontro Ceuta, che può diventare, secondo gli 007 di Madrid e Roma, un centro di radicalizzazione e reclutamento jihadista. Si dedichi a questo, il compagno Pedro, invece di muovere ripicche infantili verso l’Italia, rea di aver sospeso Schengen, oppure di lasciare diffondere castronerie come quelle del “complottone” israelo-americano. 

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Roberto Penna
Roberto Penna
Roberto Penna nasce a Bra, Cn, il 13 gennaio 1975. Vive e lavora tuttora in Piemonte. Per passione ama analizzare i fatti di politica nazionale e internazionale da un punto di vista conservatore.

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