Il Governo blocca la Sea Watch. Piantedosi: “Decide lo Stato, non le Ong”

5 giorni di fermo e 7 mila e 500 euro di multa per la Sea Watch 5. È questo il resoconto dell’azione portata avanti dal Viminale della imbarcazione battente bandiera tedesca che, secondo il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, “non ha rispettato gli obblighi di legge previsti durante le operazioni in mare. Una grave violazione della normativa: le attività di soccorso in mare devono essere gestite e coordinate dagli Stati competenti, non dalle Ong”. Un’azione che si inserisce in un filone più ampio, che ha portato a sanzionare ben quattordici navi, talvolta graziate da una certa magistratura. Dall’inizio dell’anno, secondo i numeri riportati dal Giornale questa mattina, sono circa 3mila i migranti trasportati in Italia da Ong tedesche. Dall’inizio del Governo Meloni, le organizzazioni non governative hanno agevolato lo sbarco di 40mila persone.

La Sea Watch, in particolare, aveva recuperato alcuni migranti a metà agosto, rifiutando però di trasportarli al Centro libico competente. Violando, di fatto, i principi contenuti nel decreto Piantedosi e ribaditi alcuni giorni fa dallo stesso ministro: “Il soccorso in – aveva detto – è una prerogativa esclusiva degli Stati e non può essere lasciato all’iniziativa e allo spontaneismo di soggetti privati che spesso rifiutano ogni tipo di coordinamento. È questo il motivo per cui abbiamo ritenuto necessario regolamentare queste attività”. Il decreto, risalente al 2023, stabilisce che, dopo un salvataggio, le ONG devono informare le autorità competenti, fornire gli elementi necessari a ricostruire l’operazione e richiedere tempestivamente l’assegnazione di un porto di sbarco, raggiungendolo senza ritardi. In caso di mancato rispetto delle regole, le autorità possono irrogare sanzioni e disporre fermi amministrativi. Dunque, obblighi imposti alle Ong per consentire ai migranti di raggiungere le coste più vicine senza pericoli per la loro incolumità e, soprattutto, per ovviare al rischio di possibili accordi tra le Ong e i trafficanti di esseri umani, di cui le organizzazioni sono state spesso accusate per favorire l’ingresso dei clandestini in Europa.

Non si è fatta attendere la risposta della Sea Watch che ha fornito la propria ricostruzione, spiegando che quella libica sarebbe “un’autorità fantoccio”: “Sono queste – domanda la Ong – le ‘autorità competenti’ a cui si riferisce il ministro Piantedosi?”. Per poi scoprire tutto il lato politico di una Ong che, sulla carta, dovrebbe impegnarsi invece sul versante umanitario: “L’Italia e l’Europa hanno dato, e continuano a dare, legittimità e protezione a questi criminali, trasformando il Mediterraneo in un far-west” è l’accusa rivolta, parlando di “Governo incapace di rispondere ai problemi reali degli italiani”. Insomma, la Sea Wacht ha reagito alla sanzione italiana accusando il Governo di collaborare con “criminali e trafficanti”, pretendendo di fatto di scegliere quali leggi rispettare e quali ignorare. Ma, mentre Sea-Watch protesta, i dati raccontano un’altra realtà: nel 2026 gli sbarchi risultano più che dimezzati rispetto allo stesso periodo del 2025. Il Governo Meloni, dunque, ha scelto una linea chiara: controllo delle frontiere, contrasto ai trafficanti e rimpatri. Perché rispettare la legge per un maggiore coordinamento e un maggiore rispetto dei confini è un dovere a cui nessuno si può sottrarre.

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