Il woke passa, il socialismo resta: patrimoniale bussola di una sinistra sterile

Le mode passano. Il woke si archivia. Ma il vecchio socialismo resta, ostinato e sterile. Perché se più o meno tutti, a sinistra, vogliono falsamente accodarsi all’appello dell’avvocato del popolo, Giuseppe Conte, che all’improvviso si è scoperto paladino del buon senso prendendo le distanze dagli eccessi del woke, l’anima pura della sinistra italiana – quella fatta di spesa statale alle stelle e tasse che vessano i cittadini – non cambierà mai. Il punto è questo: la sinistra potrà anche raccontare di non aderire pienamente ormai al woke statunitense (cosa difficile da credere con una segreteria del Pd come Elly Schlein, sfornata proprio dalla cantera di Obama), ma sembra intenzionata comunque a portare avanti quella battaglia che l’ha sempre contraddistinta. E per la quale gli italiani l’hanno sempre punita: la patrimoniale.

La voglia di leadership di Giuseppe Conte è così forte da rinnegare quell’ideologia che ha contraddistinto la sinistra italiana per anni. Relegandola a qualcosa di passato. Ridimensionandone gli effetti. Plaudendo qualche beneficio, ma criticandone gli eccessi. Dicendo che in Italia, tutto sommato, non è stata mai applicata pienamente. E la paura che lo slancio di Conte fosse troppo forte ha portato molti dei suoi colleghi a seguirlo, rinnegando a loro volta il woke, in maniera via via sempre più ipocrita, al limite del ridicolo. Fanno sorridere, ad esempio, le dichiarazioni di Laura Boldrini, strenua paladina di tutte le battaglie inutili dell’ideologia, quelle dei femminili improbabili e della cancel culture dei Black Lives Matters. L’ex presidentA della Camera ha tenuto a precisare, a Repubblica, che in Italia, tutto sommato, “l’approccio è stato diverso da quello Usa con slogan non così radicali”. Giravolta clamorosa. Com’è clamoroso anche l’intervento di Ilaria Salis, che lancia un attacco a tutta la sinistra: “Qual è il principale problema del campo progressista quando si tratta di combattere le disuguaglianze, gli eccessi del woke o non riuscire a sostenere nemmeno una patrimoniale?”.

Eccola, la parola chiave. Patrimoniale. Perché la sinistra, lentamente – per calcolo politico ovviamente e non per un improvviso rinsavimento – potrà mollare la moda del momento a cui si è colpevolmente accodata. Ma non potrà mai mollare ciò in cui riesce meglio: mettere le mani nelle tasche dei cittadini. A Milano Finanza, alla domanda se la patrimoniale entrerà nel programma del campo largo, Elly Schlein risponde così: “A settembre discuteremo di tutto il programma con gli alleati, anche della questione fiscale”. L’italo-svizzera ha sempre dichiarato che non deve essere “un tabù” e che va coniugata in un’ottica comunitaria. I leader di Avs sono sempre stati favorevoli. Anche nel Movimento Cinque Stelle la volontà è la stessa: tassare maggiormente chi produce maggiormente.

Insomma, la sinistra vuole cambiare veste. Ha capito che il woke ha scocciato. Che parlare soltanto di presunte violazioni diritti e pretenderne sempre di nuovi, non è ciò che interessa ai cittadini. Ma sotto sotto, dietro i fantastici arcobaleni petalosi, resterà sempre quel rosso tanto caro a Stalin, Togliatti e Fidel. E la ricetta non cambia, dunque: più Stato, più spesa, più tasse e, soprattutto, la tentazione di mettere le mani sui patrimoni degli italiani. Ecco: il woke può passare di moda, ma il socialismo resta l’unica tradizione che la sinistra non ha alcuna intenzione di archiviare.

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