Stabilicum, Meloni zittisce il M5s: “Con questa legge Conte non sarebbe diventato premier”

La legge elettorale è stata approvata, con buona pace delle opposizioni che però continuano a protestare e a richiamare lo spauracchio fascista, prendendosela con la previsione di un premio di maggioranza riservato alla coalizione vincente sopra la soglia del 42% e con l’introduzione delle preferenze, scomparse per 35 anni dal sistema elettorale nazionale e adesso storicamente reintrodotte. Malgrado ciò, malgrado una legge elettorale che ridà ai cittadini la possibilità di poter scegliere direttamente i propri rappresentanti da un lato e, dall’altro, maggiori garanzie per un esecutivo stabile, la sinistra protesta. Forse perché per decenni ha parlato di sovranità del popolo senza mai introdurre le preferenze. Ma probabilmente anche perché lo Stabilicum è il primo grade colpaccio contro la partitocrazia, che ha permesso troppo spesso a personaggi non passati per il vaglio dei cittadini entrare a Palazzo Chigi per la porta principale.

A chi in Parlamento, ieri, ha avanzato certe critiche dai banchi dell’opposizione, una perentoria Giorgia Meloni ha risposto proprio questo. Lo ha fatto dopo l’intervento di Alessandra Majorino, senatrice del Movimento Cinque Stelle, militante in un partito che ha come leader Giuseppe Conte, che è un po’ l’emblema di tutto ciò che un sistema elettorale dovrebbe evitare. L’ex premier è entrato a Palazzo Chigi con la sola qualifica di professore di diritto, senza esperienza in politica ma soprattutto senza essere scelto dai cittadini. Figlio della scelta di un partito che si è ritrovato, dopo settimane di lunghe contrattazioni davanti al Presidente della Repubblica, a diventare Presidente del Consiglio, a capo di una coalizione formata anch’essa dopo le elezioni. E non fu abbastanza: il Movimento Cinque Stelle, nel giro di un anno, ruppe con la Lega e scelse di formare un secondo governo, questa volta con il Pd, ancora con a capo Conte. Ed ecco che in tre anni un uomo sbucato effettivamente dal nulla si è ritrovato premier di due governi formati da coalizioni non solo diverse, ma soprattutto opposte.

Proprio dal Movimento Cinque Stelle, certe prediche anche no. Majorino ha definito le preferenze “figurative”. “Ma se le preferenze vi piacciono così tanto, perché non le avete messe quando eravate al governo?” ha risposto Meloni, ovviamente in modo retorico. Poi ha continuato: “Perché vede, io penso che sia molto chiara la ragione per la quale siete così arrabbiati per la nuova legge elettorale: perché con la nuova legge elettorale i cittadini scelgono. Con la nuova legge elettorale voi dovete dichiarare prima di andare al voto: alleanze, candidato premier e programma. Mi rendo conto della difficoltà. Del resto il vostro partito è guidato da un signore che se queste regole ci fossero state prima, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri non ci poteva arrivare”. Parole che dunque colpiscono il Movimento Cinque Stelle e lo smascherano nel suo punto più debole: la distanza tra ciò che ha sempre raccontato su preferenze e partecipazione popolare, e le scelte compiute quando si è trattato di governare. Con lo Stabilicum, invece, gli elettori potranno conoscere in anticipo alleanze e candidato alla guida del governo, oltre a esprimere una preferenza per i propri rappresentanti in Parlamento. Una scelta di chiarezza che ovviamente provoca l’ira di chi ha governato per anni al di fuori di queste logiche.

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