Modena, il dolore e lo sciacallaggio morale della sinistra

A Modena è accaduto qualcosa di terribile: un’auto lanciata contro i passanti, persone travolte in pieno centro, feriti gravi, cittadini che ancora lottano in ospedale. Una comunità intera colpita nel suo luogo più quotidiano: la strada, il passeggio, la normalità.

E davanti a tutto questo, la sinistra che cosa fa?

Non si interroga davvero sulle cause. Non apre una riflessione seria sulla sicurezza, sull’integrazione fallita, sul disagio lasciato marcire, sui controlli, sulla fragilità di certe periferie esistenziali e sociali che poi esplodono nel cuore delle città.

No. La sinistra fa ciò che sa fare meglio: trasforma la tragedia in una cerimonia morale.

Scende in piazza “contro l’odio”, ma sembra molto meno interessata all’odio concreto, fisico, brutale, che si è abbattuto su cittadini innocenti. L’odio vero non è quello evocato nei comunicati. È quello che ha travolto delle persone, ha spezzato famiglie, ha seminato terrore in una città.

E allora viene da chiedersi: contro quale odio si manifesta davvero?

Contro la violenza subita dalle vittime, o contro chi osa dire che questo episodio impone domande scomode?

Perché il meccanismo è sempre lo stesso. Prima si nega il problema. Poi, quando il problema esplode, si accusa di sciacallaggio chi lo nomina. È una forma sofisticata di rimozione: non si discute del fatto, si processa chi prova a trarne una conseguenza politica.

Ma la politica esiste precisamente per questo: per impedire che il dolore resti soltanto dolore, per trasformarlo in responsabilità, in prevenzione, in decisioni.

Il vero sciacallaggio non è chiedere sicurezza. Non è chiedere controlli. Non è domandare che cosa non abbia funzionato.

Il vero sciacallaggio è usare le vittime come sfondo emotivo di una rappresentazione ideologica. È convocare la piazza non per cercare verità, ma per distribuire patenti morali. È dire “unità” mentre si costruisce una narrazione in cui chi non si allinea è automaticamente sospetto, cinico, divisivo.

Modena non ha bisogno di liturgie consolatorie. Ha bisogno di verità.

Ha bisogno di sapere perché un fatto simile sia potuto accadere. Ha bisogno di istituzioni che non abbiano paura delle parole sicurezza, legalità, integrazione, controllo del territorio. Ha bisogno di una politica adulta, non di una sinistra che, davanti alla realtà, continua a rifugiarsi nell’antico vizio della superiorità morale.

Le vittime non meritano di diventare comparse in una piazza autoassolutoria.

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Letizia Giorgianni
Letizia Giorgianni
O te ne stai in un angolo a compiangerti per quello che ti accade o ti rimbocchi le maniche, con la convinzione che il destino non sia scritto. Per il resto faccio cose, vedo gente e combatto contro ingiustizie e banche. Se vuoi segnalarmi qualcosa scrivimi a info@letiziagiorgianni.it

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